Crea sito

Cenni sulla tecnica ecdotica di Aristarco di Samotracia (e degli alessandrini)

ottobre 17, 2016

Filologia Latina

Samotracia

 

Aristarco di Samotracia (215 [17]-144 [45], che diresse il Museo della biblioteca di Alessandria, perfezionò di molto la tecnica dell’indagine filologica dei testi. Il discorso intorno alla tecnica ecdotica messa a punto da Aristarco sarebbe piuttosto lungo e complesso; tuttavia si indicano qui brevemente gli strumenti attraverso i quali  egli analizzava ed editava  i testi tràditi.

 

1)      Innanzitutto il testo era collazionato sulla base di alcuni manoscritti scelti, ritenuti fededegni, perché Aristarco amava lavorare “soltanto” sui manoscritti più autorevoli (B. Gentili).

 

2)      Alla collazione seguiva poi l’emendazione degli stessi, ossia l’atétesi (espunzione).

 

Particolarmente interessanti sono i segni diacritici usati dagli alessandrini. Tra i più comuni erano:

 

  1. a) L’ óbelo, con cui si indicava un verso spurio. L’ óbelo era indicato con il seguente simbolo: – [sostanzialmente un “meno” (-) ]. Come spiegava Isidoro di Siviglia, “Obelus […] apponitur in sententiis superflue itineratis … [o]  de quibus dubitatur” [ L’ óbelo era usato per frasi inutilmente ripetute o di ciò di cui si dubitava].
  2. b) L’asterisco (*) stava ad indicare “senso incompiuto” oppure “verso erroneamente ripetuto o spostato”. “Hac proprie Aristarchus utebatur in iis versibus, qui non suo loco positi erant” [Aristarco usava l’asterisco per quei versi che non erano al posto giusto].
  3. c) Il ceraunio (T) indicava una sequenza di versi spuri.
  4. d) L’antisigma (ɔ), praticamente una “c” rovesciata, stava ad indicare “ripetizioni erronee” e anche “turbamenti” nell’ordine delle parole.
  5. e) La diplé (>) indicava una cosa degna di particolare attenzione.

 

Aristarco deve la sua fama anche al fatto di essere stato l’editore prìncipe dei poemi di Omero, ed era, a quanto si dice, puntiglioso fino alla mania. Cicerone amava definire Attico il suo “Aristarco”, perché questi gli rivedeva le “Orazioni” con un puntiglio ed un acume fuori del comune.

 

Fonti:

 

Gentili, “Poesia e pubblico nella Grecia antica: da Omero al V secolo”, Milano, Feltrinelli, 2006, p. 36.

 

“S. Isidori Hispalensis Episcopi Hispaniarum Doctoris Opera Omnia”, Tomus III, Etymologiarum, Romae, MDCCXCVIII (1698), pp. 33-36.

 

 

 

, ,