Domizio Marso e la donna di due fratelli

Sarcofago dei due fratelli

Domizio Marso [Domitius Marsus] ( che appartenne alla cerchia di Mecenate) fu un poeta che Antonio Traglia collocò tra gli scrittori latini “misconosciuti”(1). Di lui ci sono rimasti vari frammenti, e qualche epigramma abbastanza lungo, uno dei quali è rimasto famoso nella storia della filologia latina. Mi riferisco, ovviamente, all’epigramma che vedeva per protagonisti due fratelli, i quali dividevano tutto, ma proprio tutto nella vita, dal denaro ai campi alla casa, a … qualcos’altro.

Racconta pertanto il nostro Domitius Marsus che Bavio, un ignoto poeta “nemico di Virgilio” (2), e suo fratello (il cui nome è tuttora ignoto), avevano tutto in comune:

“Omnia cum Bavio commune frater habebat/ unanimi fratres sicut habere solent,/ rura domum nummos atque omnia denique: ut aiunt,/ corporibus geminis spiritus unus erat”.

Come hanno sottolineato tutti i commentatori antichi, moderni e contemporanei, il senso del verso è chiarissimo. “Bavio aveva proprio tutto in comune con suo fratello, com’è giusto che sia tra due bravi fratelli: campi, casa e denaro. Come si dice, questi due erano due corpi ma un’anima sola”.

Il problema però scaturisce dal verso successivo [Sed postquam alterius mulier [†] concubitum novit, deposuit alter amicitiam”, con la “crux” dopo “mulier”], che fu oggetto di aspre ed interminabili battaglie filologiche, con ipotesi, commentava sarcastico Antonio Traglia, “che talora rasentano il fantastico”. In breve sintesi: c’è chi ha risolto la “crux” ipotizzando la caduta di un monosillabo, come “clam”, “iam”, “vix” e altro. Secondo altri, “la rottura del sodalizio fra i due fratelli sarebbe avvenuta per colpa di una nuova amante”. Altri ancora hanno parlato di “una relazione omosessuale tra i due fratelli: appena però uno dei due ebbe un rapporto […] con una donna, s’infranse il sodalizio”.

Chi voglia seguire il faticoso e aspro cammino della “crux”, si rivolga pure al saggio di Antonio Traglia, che però alla fine, piuttosto seccato dalla baraonda di interpretazioni scatenatasi sul famoso epigramma di Domitius Marsus, tagliava corto: “Ma in questo groviglio di ricuciture […] a me sembra che ci si possa limitare a intendere che il sodalizio fra Bavio e il fratello era perfetto, ma che per il comportamento di una donna (sia o no l’ ‘uxor’ di uno dei due) il sodalizio fra i due fratelli si ruppe” (3).

Proviamo pertanto a stare con i piedi per terra e cerchiamo di dare un senso “comune” all’epigramma.

“Sed postquam alterius mulier [†] concubitum novit, deposuit alter amicitiam”.

Facciamo un esperimento alquanto banale, e sostituiamo l’ inafferrabile “crux” con un semplicissimo “etiam”, con il significato di “perfino”, “anche”.

Il senso sarebbe il seguente:

“Ma dopo che, ANCHE (o PERFINO) la donna di uno dei due fu, per così dire, “ cooptata” (clandestinamente) al famoso “fraterno sodalizio” e “messa in comune” da uno dei fratelli, finendo per avere rapporti carnali “comuni” [“concubitum novit”] (4), l’altro (fratello, che, evidentemente, riteneva quella donna soltanto ”sua” e non mostrava di apprezzare più di tanto fraterne relazioni un po’ “troppo allargate” ) troncò l’amicizia senza alcun indugio”.

La sottile ironia di Domizio Marso nei confronti di Bavio e del fratello è esplicita: “Ma che bella famiglia!, dice sarcastico Domizio Marso, “Tu e tuo fratello dividete tutto. Ma proprio tutto? Vedo, tuttavia, che quando c’è di mezzo una donna il ‘sacro sodalizio’ si rompe miseramente. In fondo, sembrerebbe concludere Domizio Marso, anche tu e tuo fratello non siete poi così ‘eccezionali’ come volete far credere, ma anche voi, banalmente, rientrate nel novero della ‘gente comune’”. Come si dice, con i fratelli si può, per carità!, dividere tutto: tranne il letto!

Antica sentenza sempre vera.

Non sarebbero chiare, secondo A. Traglia, le ragioni per cui Domizio Marso non sopportava Bavio. A quanto ci è dato supporre, c’erano di mezzo questioni politiche (Domizio Marso sarebbe stato filottaviano, mentre Bavio filantoniano), ma è altresì probabile che Bavio e suo fratello, semplicemente, dessero sui nervi a Domizio Marso, per via, presumibilmente, delle loro eccessive vanterie circa la “perfetta comunione” della loro famiglia. “Non darti tante arie, sembra voler dire ironicamente Domizio Marso a Bavio, anche tu e tuo fratello siete perfettamente uguali a tutti gli altri. E la vostra ‘comunione’ s’è subito infranta allorché si sono profilate all’orizzonte segnali inconfondibili che la “mulier” di uno dei due ‘concubitum novit’ ”.

Bene, questo mi pare il succitato “senso comune” da dare al famoso verso “corrotto” di Domizio Marso. Una satira essenzialmente incentrata su “irritanti” vanterie familiari. Antonio Traglia, da uomo di buon senso, aveva visto giusto: il “magnifico sodalizio” si sfasciò “immediate” per via d’una donna. Infatti quando “Alterius” si accorse che “Alter” se la intendeva con la “sua” “mulier” (la “sua donna”, che “Alter”, quanto “ingenuamente”?, pensava fosse “in comune”), ruppe all’istante l’amicizia.

Sic transit gloria mundi. Anche la “comunione dei beni” ha limiti invalicabili.

 

 

 

 

Note

1) A. Traglia, “Poeti latini dell’età Giulio-Claudia misconosciuti”, in “Cultura e Scuola”, 1987,n. 101, pp.44-53.
2) Ivi, p. 49.
3) Ibidem.
4) “Il tramandato ‘concubitum novit’ è espressione in sé ineccepibile: [è]comune [ l’] uso di ‘noscere’ (o ‘cognoscere’) aliquem’ per ‘aver rapporto carnale con uno’ (Cat. 72 1, ecc.)”. Cfr. S. Mariotti, “Intorno a Domizio Marso”, in “Miscellanea di studi alessandrini in memoria di Augusto Rostagni” Torino, , Bottega d’Erasmo, 1963, p. 605.

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