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Etimologie tra afa e brividi

aprile 27, 2015

filologia romanza

caldo

Ormai siamo fuori dell’inverno. Ci lasciamo dietro di noi i “brividi” invernali, magari ampiamente corroborati da altrettanti “brividi di febbre”, e ci avviciniamo all’estate, in cui, molto probabilmente ci dovremo sorbire una buona dose d’ afa.

“Brividi” e “afa” sono due termini comunissimi: li usiamo tutti, e, soprattutto, li “patiamo” tutti sulla nostra pelle. Sono talmente comuni nella nostra vita, che, non solo non ci facciamo più nemmeno caso, ma non sappiamo nemmeno cosa diavolo vogliano significare queste due parole. Per fortuna nostra, alcuni dotti linguisti si sono dati la briga di scoprire il loro reale significato, di cui diamo qui un breve ragguaglio.

Intanto, l’ “afa” che ci dovremo sorbire la prossima estate, proviene, insieme con altre notevoli preoccupazioni e “doglie”, da Roma. Sembra infatti che “afa” sia un termine prettamente romanesco. La cosa ci viene assicurata da una dotta chiosa del Professor H. Schuchardt sulla “Zeitschrift für romanische Philologie” del 1921, p. 347. Il Professor H. Schuchardt ci assicura che il termine “originale” era romanesco e si scriveva e si pronunciava “bafa”, con la “b” iniziale, ed era scritto anche con due “b” in romanesco: “bbafa”. Quanto al suo significato, esso significa semplicemente “ambiente molto caldo”.

Il termine è presente nel verso di un sonetto del grande poeta romanesco Giuseppe Gioachino Belli, che, secondo l’edizione del 1896, v. 2, p, 419, usata dal Professor H. Schuchardt, diceva:

“ Uff! Che ‘bbafa’ d’inferno!”, con riferimento all’estate romana del 1833.

Il termine, antico, comparve in un “Maggio”, sempre romanesco, del 1658, dicendo che “ i giorni havevan sempre più scaldato, Sentendo ogn’uno de la ‘bafa’ i guai”. Ovvero: che i giorni di quell’estate si erano mostrati sempre più caldi e roventi, facendo patire a tutti i guai dell’afa, o, meglio, della “bafa”.

“Bafa” era poi termine associato a “Favonius” [=vento caldo e secco, Fohn], e, in napoletano aveva dato origine al termine “Abbafuogno”. Roba da far venire i brividi!

E a proposito di “brividi”, il Professor H. Schuchardt si ripresenta alla nostra attenzione a p. 697 della stessa “Zeitschrift für romanische Philologie”, spianandoci la strada alla comprensione del significato di “brivido”. A quanto ci riesce di capire, “brivido” ha le sue scaturigini nel latino “frigidum” (=freddo) [e un suo antecedente più lontano nel greco “frìke”] , da cui sarebbero derivati i termini “brevidus” e “brevido”; da quest’ultimo sarebbe poi derivato l’italiano “brivido” ed anche l’espressione “brrr”, registrata in un’altra lingua neolatina, il francese: “Brrr, comme il gèle ce matin!” [Brrr, fa proprio freddo stamattina!]. Bene. Tra un colpo d’afa e un brivido di freddo, rendiamo i dovuti ringraziamenti al Professor H. Schuchardt e alla dotta rivista “Zeitschrift für romanische Philologie”, del 1921. Grazie.

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