La “brevitas” di Pascoli

paesaggio

Karl Vossler, raffinato italianista di lingua tedesca, soffermandosi sul Pascoli osservò un dato su cui concordo pienamente:

 

“Per sentire il fuggevole, l’inavvertito, ciò che perdesi [si perde] nell’infinito […] il Pascoli ha una delicatezza d’osservazione […] senza pari […] Quanto più lunghe le sue poesie, tanto peggiori, quanto più brevi, tanto più incantevoli” (K. Vossler).

 

E in effetti, è nella  “brevitas”, ossia  nella capacità di rendere emozioni, sensazioni e sentimenti trai più profondi in modo fulmineo, che noi troviamo il “grande” Pascoli:

 

Posa il meriggio sulla prateria.

Non ala orma ombra nell’azzurro e verde.

Un fumo al sole biancica: via via

Fila e si perde.

Ho nell’orecchio un turnbinìo di squilli,

forse campani di lontana mandra;

e, tra l’azzurro penduli, gli strilli

della calandra.

 

La rapidità della costruzione per asindeto del secondo verso, dove la punteggiatura è assente proprio per rendere la rapidità delle immagini cosi come passavano nella mente del poeta è un artificio retorico d’enorme impatto sul lettore,  ed un esempio unico della “brevitas” di Pascoli, dove, scriveva opportunamente C. Curto si può cogliere al meglio “la fermezza sicura [della] mano dell’artista, il nitore classicamente limpido del disegno” (C. Curto).

 

Lungo la strada vedi su la siepe

ridere a mazzi le vermiglie bacche:

nei campi arati tornano al presepe

tarde le vacche.

Vien per la strada un povero che il lento

passo tra foglie stridule trascina:

nei campi intuona una fanciulla al vento:

Fiore di spina! …

 

I due esempi sono tratti da Myricae, perché, come sottolineava acutamente Emilio Cecchi, “nelle Myricae è la parte sostanziale dell’opera di Pascoli”; e dove “brevitas” e musicalità del verso formano un tutt’uno inscindibile.

 

Fonti:

E. Cecchi, La poesia di Giovanni Pascoli, Napoli, Ricciardi, 1912, p. 48.

 

C. Curto, La poesia del Pascoli, Torino, S.E.I., 1940, p. 111.

 

G. Pascoli, Dall’argine e Sera d’ottobre (Myricae), in Poesie, Milano, Mondadori, 1962.

 

K. Vossler, Letteratura italiana contemporanea, Napoli, Ricciardi, 1916, p. 116.

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