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La Nuova Retorica di Perelman

aprile 19, 2015

Retorica

Le parole hanno potere

Chaïm Perelman (1912-1984) studiò filosofia a Varsavia e poi si traferì in Belgio, dove si interessò essenzialmente di filosofia pratica e di retorica. Il discorso su Chaïm Perelman merita pertanto un breve accenno sulla retorica. La retorica nacque nel mondo antico come studio delle tecniche con cui gli oratori possono persuadere il loro uditorio.

Nella tarda antichità e in seguito nel Medioevo, con la decadenza della vita politica pubblica, la retorica si ridusse essenzialmente allo studio delle figure retoriche nei testi scritti, senza occuparsi del problema della persuasione del pubblico. Come studio delle figure retoriche, la retorica sopravvisse fino all’età del Romanticismo, che però la svalutò notevolmente, in nome della libertà creativa dello scrittore.

Verso la fine degli anni ‘50, Chaïm Perelman scrisse un famoso libro, intitolato “La Nuova Retorica” (1), con lo scopo di rivalutare la retorica come studio dell’argomentazione, cioè dei mezzi che essa può disporre per persuadere qualcuno sulla validità di una specifica tesi. Grazie a Perelman, le cui teorie ebbero una vasta risonanza internazionale, la retorica tornò ad essere un campo importante degli studi filosofici e linguistici.

Il punto di partenza del pensiero retorico di Perelman si basò essenzialmente sull’esperienza che gli aveva dei regimi totalitari del suo tempo, i quali fecero uso delle tecniche persuasive retoriche per dimostrare al pubblico una verità assoluta, cioè a dire la “loro” verità sulla bontà dei loro regimi. Perelman, si oppose al concetto di “verità assoluta”, e contrappose alla “retorica del vero assoluto”, basata su teorie scientifiche dubbie, la retorica del “preferibile”, incentrata non tanto su presunte prove scientifiche, quanto sulla prova “argomentativa”, che, pur non basandosi su prove “matematiche”, possiede tuttavia il pregio di riuscire a presentare argomenti assolutamente razionali e condivisibili.

Infatti l’oratore, per ottenere il consenso del pubblico, deve partire da premesse che il pubblico stesso accetta con facilità. L’oratore poi deve spostare adeguatamente il discorso retorico dai “punti condivisi” ad altri punti che egli intende fare accettare dal suo pubblico. E’ ovvio che l’oratore si trova di fronte a un pubblico sempre diverso, per cui egli ogni volta deve trovare le premesse giuste per quel particolare tipo di pubblico. La retorica del preferibile di Perelman è pertanto una retorica con premesse “relative” ai diversi pubblici con cui essa si confronta.

E’ altrettanto evidente che la retorica di Perelman può essere sviluppata soltanto in società democratiche, dove è dato largo spazio alla discussione, ed essa è sostanzialmente un procedimento argomentativo, che si oppone a tutti quei modelli di pensiero che ritengono di possedere una verità assoluta.

Perelman sviluppò in seguito le sue teorie retoriche in altre opere, come “Il Campo dell’Argomentazione” (2), e “Il Dominio Retorico” (3). Egli sottolineò che la sua teoria era opposta a quella della pura e semplice propaganda, che mira soltanto ad imporre interessi unilaterali, mentre la sua retorica è essenzialmente volta a coinvolgere la gente su temi che sono sostanzialmente di comune interesse.

 

 

 

 

 

 

Note

1) Chaïm Perelman, Lucie Olbrechts-Tyteca, “Trattato dell’argomentazione. La nuova retorica”, Torino, Einaudi, 2013 [Prima Edizione, 1969].
2) Chaïm Perelman, ‘Le Champ de l’argumentation’ , Bruxelles, Press Universitaire de Bruxelles, 1970.
3) Chaïm Perelman, ‘The Realm of Rhetoric’, Notre Dame, University of Notre Dame Press, 1982.

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