La ruota della fortuna, l’informazione e un corridoio umanitario

Robert Record, scrivendo nel 1596, asserì che la fortuna è una ruota che riceve la sua forza propulsiva dall’ignoranza. La fortuna quindi macina in forza dell’ignoranza che governa il mondo. A questa forza si contrappone la conoscenza, che, abitando in una sorta di mondo iperuranico platonico, si farebbe beffe della fortuna, essendo appunto essa  situata in un mondo superiore.

 

Tutte cose belle e buone. Peccato che noi, posti ben al di sotto l’iperuranio platonico,  siamo vittime della fortuna umana senza poter approfittare adeguatamente del supporto della conoscenza. Questa sorta di confine, o meglio di limite, o Maginot che dir si voglia,  che ci divide dalla conoscenza, lo paghiamo a un prezzo molto elevato, poiché non abbiamo  possibilità alcuna di ottenerne il giusto ausilio e conforto ai nostri inveterati malanni.

 

Mi sono chiesto il perché di tanta assenza, e l’unica risposta plausibile è che noi stiamo patendo un fortissimo gap d’informazione seria. Infatti,  l’informazione s’occupa soltanto delle cose sublunari minime, che in genere sono quisquilie e pinzillacchere avrebbe detto Totò. Ma quand’anche essa informazione s’occupasse dei massimi sistemi,  lo farebbe, alla resa dei conti,  in modo del tutto  improduttivo. Ciò forse  perché l’informazione è satura di se stessa?

Nessuno, today,  è  più in grado di distinguere il vero e l’utile dal falso e dall’inutile, per cui anche l’informazione la più seria dell’orbe affoga nel mare magnum dell’inessenziale. Ciò e particolarmente percepibile riguardo i grandi problemi del mondo, i quali, nonostante se ne parli in modo quasi compulsivo da tempo immemorabile,  incancreniscono e non trovano mai una soluzione degna di questo nome .

 

Pierre George, illustre geografo di fama mondiale,  scrivendo in tempi ancora lontani da quelli attuali, assisteva sconsolato  all’impotenza della tecnologia prima e  dell’informazione poi nella risoluzione dei problemi di fondo in cui si dibatteva allora (e today) il mondo contemporaneo  :

 

“E’ difficile non  trarre da queste pagine […], scriveva P. George a conclusione d’un suo libro molto famoso,  l’impressione di una straordinaria disparità. I differenti stadi di sviluppo delle tecniche, aumentati brutalmente nel corso dell’Ultimo secolo, hanno aggravato le ineguaglianze fra le collettività umane. Gli immensi progressi delle tecniche fisico-chimiche,  il calcolo matematico applicato all’industria, che preparano l’utilizzazione comune dell’energia nucleare, sono ben lungi da aver promosso insieme uno sviluppo globale dell’umanità […] e tuttavia, mai l’informazione è stata così presente e insistente dappertutto” (Sottolineatura mia).

Col solito e facile senno di poi ( son passati cinquant’anni dalla prima edizione dell’Organizzazione spaziale ed economica degli spazi terrestri) l’informazione pare ordunque implodere su se stessa, letteralmente divorandosi con atto cannibalico, risultando,  infine, inutile. Informazione “presente”,  dice Pierre George, addirittura “insistente”, ma inutile.

All’illustre geografo era sfuggito il fatto che esiste una barriera invalicabile tra Conoscenza e Mondo Sublunare, cosa che invece fu rimarcata in  un libro ormai onusto d’anni e secoli, opera di Robert Record, sul cui frontespizio leggiamo che noi viviamo in un mondo d’ignoranza, guidato ciecamente dalla ruota della fortuna, diviso inesorabilmente, e senza rimedio,  dal mondo della conoscenza:

 

Though Spitefull Fortune turn’d her wheele,

To Stay the Sphere of Uranie,

Yet doth the sphere resist that wheele,

And flee’th  all Fortunes villanie.

Though earth  do honour Fortunes ball,

And beetles blind her wheele advance,

The heavens to Fortune are not thrall,

The spheres  surmount all Fortunes chance.

 

Il testo ci è stato proposto in traduzione da John G. A. Pocock, che aveva scritto un lungo saggio sui vari significati della Fortuna dal mondo antico a quello moderno. Spiegava dunque John G. A. Pocock:

 

“Sul frontespizio di The Castle of Knowledge di Robert Record (London 1596),  che fu la prima opera in inglese di astronomia copernicana,  si vede la figura che personifica il sapere (Knowledge) tenere in equilibrio su un bastone perpendicolare la sfera del destino; quella che raffigura l’ignoranza, invece, muove la ruota della fortuna con un’asta attaccata al centro della ruota mediante una sorta di manovella. Sotto si legge:

 

Sebbene la dispettosa fortuna abbia girato la sua ruota

Per trattenere la sfera di Urania,

questa sfera è riuscita a contrastare tale ruota

e ha fuggito tutte le villanie della fortuna.

Sebbene la terra onori la sfera della fortuna,

e consente che avanzi la sua cieca ruota,

i cieli non sono asserviti alla fortuna,

le sfere celesti, infatti, sono al di sopra di ogni colpo di fortuna”.

 

Bene. Quelli che “sono al di sopra”, non se la passano poi malaccio; ma quelli che hanno a che fare con la “cieca ruota”,  mica tanto. Visto come vanno le cose del mondo “attuale”,  pensavo:

“Che non sia il caso di aprire un corridoio umanitario tra le due sfere?”.

Si spera nei buoni uffici di qualcuno che sta “al di sopra”.

 

Note

 

Pierre George, L’organizzazione spaziale ed economica degli spazi terrestri, a cura di T. Isenburg, Milano, Angeli, 1975, p. 221.

 

John G. A. Pocock, “Provvidenza, fortuna e virtù”, in Il Mulino, maggio-giugno 1980, pp. 465-466, nota 23.

 

Robert Record, The Castle of Knowledge,  London, Printed by Valentine Sims, asigned [sic] by Bonham Norton, 1596, Frontespizio.

 

 

 

 

 

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