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L’Età dell’Innocenza

aprile 19, 2015

Cinema

New York around 1890

“L’età dell’Innocenza”, di Martin Scorsese, interpretato da Michelle Pfeiffer, Daniel Day-Lewis e Winona Ryder racconta la storia di un brillante avvocato di New York [Newland Archer] che sta per sposarsi con la giovane e ricca May Welland, appartenente all’alta borghesia di New York.

Tuttavia l’avvocato, in seguito ad un fatale incontro, si innamora della contessa Ellen Olenska, una donna eccentrica ed indipendente, e non vorrebbe più sposarsi. La famiglia di May Welland vede profilarsi all’orizzonte uno scandalo insopportabile, e perciò cerca in ogni maniera di mettere in cattiva luce la contessa Ellen Olenska. Alla fine l’avvocato si arrende e si sposa con May Welland.

Il film di Scorsese è estremamente accurato nella ricostruzione storica della società newyorchese della fine del XIX secolo, dominata essenzialmente dalle apparenza e dalle buone maniere, ma sostanzialmente cinica. Scorsese offre un quadro molto efficace e realistico del volto autentico dell’ alta società americana di fine ‘800. Tra l’altro, diciamo anche che è stato molto aiutato dal libro di Edith Wharton [The Age of Innocence, da cui è tratto il film] (1), che conosceva molto bene l’alta borghesia. Edith Wharton era nata in una famiglia dell’alta borghesia nella seconda metà del XIX secolo, era una donna colta ed emancipata, che conosceva tutti gli aspetti della sua classe di appartenenza. Scrittrice di valore, vinse anche il Premio Pulitzer verso la metà degli anni ‘20.

Nota

1) Edith Wharton, “L’Età dell’innocenza”, Newton, 1996. “Non poteva dire di avere fatto una scelta sbagliata, poiché lei aveva corrisposto a tutto ciò che lui si era aspettato. Senza dubbio era gratificante essere il marito di una delle più belle e ammirate giovani signore di New York, specialmente se si trattava anche di una delle mogli più assennate e più dolci di carattere; e Archer non era mai stato indifferente ai vantaggi offerti da una situazione del genere. Quanto al momentaneo attacco di pazzia che lo aveva assalito alla vigilia del matrimonio, si era sforzato di considerarlo l’ultimo dei suoi esperimenti che aveva accantonato. L’idea che, nel pieno possesso delle sue facoltà mentali, avesse potuto vagheggiare di sposare la contessa Olenska era diventata quasi inconcepibile, ed Ellen rimaneva nel suo ricordo” (Cap. 21).

 

 

 

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