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Letteratura e saggezza greca in spicchi

febbraio 24, 2015

Letteratura greca

 

 

 

Esiodo

 

Esiodo  nacque  forse a Cuma,  città eolia dell’ Asia minore. Egli era chiamato anche  “Ascreo” perché, a quanto è dato sapere,  Esiodo ebbe la sua  prima educazione ad Ascra.  A lui sono attribuiti un poema morale ed economico intitolato “Le Opere e i Giorni”, ma anche  una “Teogonia” e un frammento di un’ opera epico-genealogica. “Le Opere e Giorni”  è una collezione di precetti di morale pratica e di economia  rurale.  Questo poema  è di grande semplicità e  la sua importanza è data dalla sua antichità, che ci ha tramandato   un documento poetico   capace di farci intendere appieno  lo spirito  semplice  dei tempi più antichi  della Grecia.

 

La “Teogonia”  narra  invece la generazione degli Dei,  prendendo le mosse dal caos. La “Teogonia” è  una rilevante testimonianza  delle più antiche opinioni dei Greci intorno all’ origine del cielo e della terra, e altresì uno dei primi  tentativi di spiegare  l’esistenza del mondo fisico e dell’uomo. Probabilmente fu opera di  Esiodo anche  “Lo Scudo di Ercole”, di cui ci è stato tramandato  un  frammento,   che forse voleva  imitare la descrizione dello scudo di Achille in Omero. Esiodo, come Omero,  scrisse nell’antico dialetto ionio.

 

Nelle “Opere e i giorni”, tra le altre perle di saggezza, Esiodo si soffermò   sulla differenza tra i giorni sfortunati e   quelli che sono di  buon auspicio, sottolineando che  “il trentesimo giorno di ogni mese è sicuramente il migliore”.

 

Orfeo

 

Il Poeta Orfeo, il mitico e antichissimo poeta greco,  fu definito poeta,  cantore,  sacerdote,  maestro popolare,  medico,  sapiente,  naturalista,  giudice e fondatore di un culto segreto , i cosiddetti “misteri Orfici”.  Orfeo fu discepolo di Lino e  nacque a Libetra, nella Tracia,  più di mille anni prima  dell’era cristiana. Gli antichi furono letteralmente  ammirati dalla forza e dalla  maestà promananti delle  poesie orfiche, espressione  solenne  della  maestà delle divinità. I “Poemi Orfici”  si presentano in genere  come una invocazione e una preghiera per invitare la divinità a discendere sull’altare e a mostrarsi clemente e propizia verso gli uomini.   Ad Orfeo furono attribuite anche le “Argonautiche”, un poema storico sulla spedizione degli Argonauti, sparso di una varietà consistente di divagazioni mitologiche. Il poema fu attribuito ad Orfeo perché la tradizione narrava che il poeta  fece parte della famosa spedizione degli Argonauti,  alla ricerca del cosiddetto “Vello d’Oro”.

 

La Commedia Greca Antica e i suoi caratteri peculiari

 

La commedia dei Greci ebbe un’ origine comune con la tragedia.  La Commedia  nacque dai ditirambi che si cantavano nelle feste di Bacco, ed era caratterizzata da una grande libertà espressiva.  I  poeti della cosiddetta  “Commedia Antica”  approfittarono  dell’antico privilegio di una  libertà pressoché assoluta  per dare sfogo alla loro immaginazione nonché  allo spirito satirico più mordace, specialmente contro la  politica e gli uomini politici, senza peraltro avere   limiti di carattere  religioso.  Nessuno, neppure i cittadini più eminenti, che godevano del più alto prestigio sociale, seppero sfuggire  alla frusta  della satira della commedia, in cui si mettevano in vista  i  difetti  dei politici, offerti al popolo come argomento di  motteggio.   Fino a quando  il regime democratico  ad Atene “resistette”, la libertà  della “Commedia Antica” fu pressoché assoluta,  espressione essenziale  della politica libertà.

 

La Commedia Antica ed Aristofane

 

Fra tutti gli scrittori comici,  il più interessante fu  Aristofane, nato ad Atene intorno al  420 a. C.  Delle sessanta commedie da lui composte  non ce ne rimangono che dieci-undici intere (  “Pluto”,  “Le Nubi”,  “I Cavalieri”,  “Gli Acarnesi “, “Le Vespe”,  “Gli Uccelli”,  “La Pace”,  “Lisistrata” e “Le Rane”).  Esse ci offrono un quadro fedele dei costumi degli Ateniesi di quei tempi ed avevano  quasi sempre uno scopo politico,  tramandandoci anche informandoci  essenziali sulla condizione di Atene nel  periodo della Guerra del Peloponneso.  Aristofane  godette  di eccezionale  stima presso i contemporanei , per essersi sempre battuto per  la giustizia e la verità,  rivelando i difetti dei governi, e  sferzando con insolito coraggio i vizi dei cosiddetti demagoghi.

 

La commedia antica fu pertanto strettamente collegata alla libertà democratica degli Ateniesi, ed essa   decadde  con la fine del governo democratico.   Dopo la guerra del Peloponneso, i  cosiddetti “Trenta Tiranni”  s’ impadronirono del governo  di Atene, e temendo  lo spirito satirico  della  “Commedia   Antica”, che attaccava tutti senza alcuna distinzione di classe sociale,  i “Trenta Tiranni”, ovviamente,   vietarono con un’ apposita legge che gli uomini politici potessero essere  esposti al ridicolo sulle scene del teatro.  La commedia fu pertanto obbligata  a trattare  dei vizi e delle virtù dell’uomo secondo modalità estremamente generiche.  Questa tipo di commedia  alquanto edulcorata e  di “transizione”  fu chiamata “Commedia di Mezzo”,  e la satira fu sicuramente  meno  personale.  Tuttavia, anche  la “Commedia  di Mezzo” conservò, specialmente   nei  “Cori”,  qualche  traccia della sua indole primitiva, caratterizzata da grande  mordacità ironico-satirica.

 

Perle di saggezza

 

Erodoto, Creso e Tallo

 

Il grande storico Greco Erodoto raccontava che Solone, dopo aver dato sagge leggi alla sua città, partì per un lungo viaggio, arrivando fino a Sardi, dove entrò nelle grazie del ricchissimo Creso. Un giorno Creso, per fare sfoggio delle sue ricchezze, portò Solone a vedere i suoi immensi tesori, e poi gli disse:

“Conosci qualcuno più felice di me?”.

Solone, anziché adulare Creso, rispose: “Ho conosciuto un uomo veramente felice, che si chiamava Tello, ed era Ateniese”.

“E perché dici che Tello fu veramente felice?”, ribatté Creso.

“Perché Tello fu un marito e un padre amoroso, ebbe molti figli e nipoti, e poi morì gloriosamente in battaglia, onorato da tutti i suoi concittadini. Al contrario, ho  conosciuto molti ricchi, che poi sono finiti in miseria”.

 

 

 

 

 

La Grecia Antica

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