L’Unione Monetaria Latina e l’Euro

La lira debole

Il tentativo di creare un’unione monetaria in Europa “non” è un fatto “nuovo”, concretizzatosi alcuni anni fa con l’entrata in vigore dell’euro. All’indomani dell’Unità d’Italia, e prima ancora dell’annessione del Veneto al Regno d’Italia, esattamente nel 1865, l’Italia, insieme con il Belgio, la Francia, la Svizzera, e, in seguito, anche la Grecia, fece parte della cosiddetta “Unione monetaria Latina”. Che cosa fosse quest’unione e perché nacque fu spiegato a chiare lettere da P. Pecorari, nel 1999, ovvero un paio d’anni prima dell’entrata in vigore dell’euro (1).

 

Nelle summenzionate nazioni v’era in funzione una doppia monetazione, d’oro e d’argento. Però, “in conseguenza degli effetti della scoperta dei giacimenti d’oro della California” (2), vi fu una sovrabbondanza d’oro sul mercato, e un suo deprezzamento nei confronti dell’argento. Poiché gli Stati volevano mantenere comunque la doppia monetazione oro-argento, ed evitare la scomparsa di una delle due monete, si cercò di equilibrare il sistema, fino ad arrivare al “divieto di coniazione degli scudi d’argento da parte dello Stato, che fu applicato anche ai privati, approdando al ‘bimetallismo zoppo’, ossia al sistema nel quale la moneta d’argento era abilitata a svolgere una funzione solo sussidiaria” (3).

 

Il sistema comunque non resse alla valutazione dei fatti, perché i Paesi dell’Unione Latina, anche se “assunsero un’ottica di tendenziale stabilità dei rapporti di cambio fra i metalli (oro e argento) costituenti le rispettive monete, non seppero tuttavia sciogliere i nodi strutturali del loro sviluppo economico, né si preoccuparono di elaborare efficaci meccanismi di coordinamento tra le loro politiche monetarie e fiscali, onde renderle funzionali all’equilibrio delle bilance dei pagamenti” (4). Il risultato finale di tutte queste difficoltà, fu lo “scioglimento” dell’Unione Monetaria Latina nel 1885, anche perché, tutte le incertezze nella gestione del “bimetallismo zoppo”, offersero, OVVIAMENTE, “non poco aumento alla speculazione” (5).

 

L’ “esperimento” dell’ Unione Monetaria Latina, e i suoi risultati tutt’altro che lusinghieri, suggerirono però a G. Petrovich interessanti rapporti con l’euro. Le osservazioni di G. Petrovich risultano tanto più importanti perché furono scritte in concomitanza con l’uscita del libro di P. Pecorari, ovvero nel 1999, un paio d’anni prima dell’effettiva entrata in vigore dell’euro. G. Petrovich quindi scrisse:

 

“ L’esame di tali controversie suggerisce almeno tre considerazioni discretamente stimolate dal lavoro di Pecorari, sulle prospettive dell’attuale unione monetaria europea uscita da Maastricht”. La prima di queste considerazioni, senza scendere in ulteriori dettagli, si conclude con l’osservazione, netta e chiara, secondo la quale “La ‘futura’ Banca centrale europea non potrà illudersi di imporre un rigore astratto” (6).

 

La seconda osservazione è non soltanto interessante, ma direi “fondamentale”, e molto significativa: “ La seconda considerazione riguarda la ‘dialettica’ insorta tra l’euro e le monete dei Paesi non aderenti all’Unione. Ebbene, i rapporti di cambio fissi solo con alcuni Paesi e non con tutto il mondo portano a rischi di instabilità dovuti al ‘mutevole’ andamento sia dei flussi commerciali sia degli impieghi finanziari. Se l’unione monetaria europea non troverà altri accordi (USA, Giappone, America Latina) O NON DIVERRA’ POLITICAMENTE UNITA (sottolineatura mia), la DIFESA dell’euro sarà DIFFICILE”.

 

La terza osservazione ha, a mio parere, un sapore quasi di vaticinio: “Anche senza accedere all’assunto ciceroniano della ‘historia magistra vitae’, è come dire che il NOSTRO FUTURO COMUNITARIO sarà legato alle POSSIBILITA’ di LAVORO, di INIZIATIVE IMPRENDITORRIALI, di INNOVAZIONI. Le manovre ( o SPECULAZIONI) finanziarie e monetarie a breve POSSONO solo ESSERE conseguenza, NON causa di sviluppo” (sottolineature mie).

 

Tenuto nel doveroso e debito conto che queste righe furono vergate nell’ormai lontano 1999, e che, “certe conseguenze” sono oggi sotto gli occhi di tutti, FORSE, chi di dovere, aveva l’obbligo intellettuale almeno di “sapere” certe cose, e FORSE anche l’obbligo di “studiare” la materia un po’ di più, quando il tempo c’era per farlo, PRIMA, comunque, di vedersi costretto, come un povero scolaretto, A SVOLGERE PER BENE I COMPITI PER CASA.

 

Note

 

1) P. Pecorari, “La lira debole: l’Italia, l’Unione monetaria latina e il “bimetallismo zoppo”, Padova, CEDAM, 1999.
2) Ivi, p. 2.
3) Ivi, p. 13.
4) Ivi, p. IX.
5) Ivi, p. 25.
6) Giuliano Petrovich, “Recensione” a P. Pecorari, “La lira debole …”, in “Nuova Antologia”, luglio-settembre 1999, pp. 389-390.

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