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Marinetti e il toro futurista

maggio 5, 2017

Letteratura

 

Nella sua Spagna veloce e toro futurista del 1931 Filippo Tommaso Marinetti sembra essersi messo nei panni del toro, facendogli redigere un “testamento futurista”, in cui, lui, il toro,  rivolgendosi agli spagnoli tutti, rivendicava alcune cosette interessanti. Il poemetto sul “toro futurista”, il cui nome era Negro II, toro di Andalusia,  non è particolarmente lungo, per cui vale la  pena di leggerselo tutto:

 

“Sono lieto di collaborare con voi, Spagnoli amatissimi, alla grande Arte delle Corride […] Poiché avete deciso di elevare sempre più la nobile razza dei tori alla dignità umana,

 

1)      Vi domando che in ogni corrida almeno tre afficionados del pubblico scendano nella arena.

2)      Vi domando che in ogni corrida vi sia una giuria mista di afficionados e di tori. Vivi, feriti o morti, i tori, prima di battersi e dopo, facciano parte della giuria.

3)      Vi domando salvezza, vita libera fieno scelto erbe saline e gloria per i tori che avranno rovesciato a cornate due avversari nella arena,

4)      Vi domando che i tori vincitori siano arruolati nella prossima guerra, e organizzati in mandre di sventramento, affrontino con furenti siepi di corna i carri d’assalto nemici.

5)      Vi domando che i tori vincitori siano ammessi nei consigli politici e artistici, perché alle solite due corna del dilemma sia aggiunta quella sventrante.

6)      Vi domando che il cadavere e l’ossame dei tori vinti sia da noi onorato mediante il nostro rituale  di groppe musi corna cozzantisi lugubremente.

7)      Vi domando che sia concesso ai tori vinti un lungo corteo funebre, solenne e pomposo di tori uomini cavalli bardati d’oro in un meriggio andaluso […] Ho nei polmoni l’implacabile fuoco futurista della Spagna! Sto liberandolo dal mio garrese aperto. Già vampa trionfalmente sull’arena! Salutatelo con un fragore tempestoso di nacchere tamburi sonagli eliche e sirene,  o spettatori golosi di morte ( Filippo Tommaso Marinetti, Spagna veloce e toro futurista).

 

Matrinetti scelse il toro come simbolo di robustezza e di fierezza; ma le sue “richieste” (quelle del toro), come a tutt’oggi si vede, furono destinate a rimaner inesaudite. Ma, a parte le giuste e inascoltate ragioni di Negro II,  la critica ha generalmente glissato su questo sia pur importante argomento, per soffermarsi essenzialmente sul valore letterario  (tentativo di riprodurre la scrittura automatica del surrealismo) e sociologico dell’opera (critica del “passatismo” spagnolo).

 

Questa prova letteraria spagnola di Marinetti fu frutto di una intensa stagione di viaggi futuristi di propaganda attraverso l’Europa, tra cui la Spagna, nel ’28:

 

“Sapevamo che tra Barcellona e Madrid in quei 700 chilometri le Forze del Passato in agguato al comando dell’antico Vento Burbero ci aspettavano. Partenza ore due notte in automobile chiusa veloce. Tuffarsi nel bianco nero sobbalzante telaio di luci elettriche intersecato di ombre spaurite. Andante maestoso. Crescendo’ oliato. Altalena di pianissimi sospirati a fior di strada sulle buche e sui ciottoli”.

 

 

Alla corrida. Ecco apparire il toro:

 

“Bruscamente con stridere di mascelle metalliche la bocca del toro si spalanca e fiata un fresco slancio di praterie sconfinate e un blocco nero : il Toro .

Gomitolo di tenebre. Le sue corna ampie sono inghirlandate di bianchi orizzonti ventilati. I fianchi odorosi di solitudine e di garofani selvaggi. La groppa raggia di un grasso sterco d’oro stemperato. Nervosamente gratta la sabbia colle zampe anteriori e se la caccia contro i fianchi …

Pobre toro !

Chi ha pronunciato queste parole? Forse sfuggirono alla bocca di un mendicante caduto di stanchezza nel quadrivio delle mie vene deserte che amano le povere bestie…

Pobre toro!

Pobre toro!”

 

 

Cosicché il “pobre” toro costituirebbe, simbolicamente, la forza e la libertà, che si contrapporrebbero al “passatismo”  della Spagna, laddove  “le corride diventano il simbolo delle tradizioni da superare” ( S. Carollo, I Futuristi).

 

Spagna veloce e toro futurista di Marinetti ebbe una notevole fortuna critica e fu considerata una degna e geniale “invenzione” del padre del Futurismo. Così Marinetti con quel suo viaggio in macchina da Barcellona a Madrid, e con l’incontro con il toro rafforzò sempre più la sua tensione verso l’Avanguardia,  che, per definizione,  vuole rompere decisamente con il passato, in nome di un mondo nuovo, che, alla resa dei conti e con il senno di poi, forse non avrebbe meritato tanti sforzi e lo spreco di tante energie. Né il toro, né la Spagna né l’Italia e tantomeno l’Europa si sarebbero salvati da una “bufera”, per dirla con Montale, che avrebbe spazzato via tutto, riducendo anche l’Avanguardia marinettiana ad un museo; consegnandola, cioè, per sempre, agli archivi della storia e delle aspettative deluse.

 

Fonti

 

Filippo Tommaso Marinetti, Spagna veloce e toro futurista, Milano Giuseppe Morreale Editore, 1931-IX, pp. V-VIII, p. 45, 50.

S. Carollo, I Futuristi, Firenze, Giunti, 2004, p. 124.

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