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Nel Processo con Kafka

settembre 2, 2017

Letteratura

Chiunque abbia scorso Il Processo di Kafka, s’è trovato dinnanzi al tema dell’uomo di fronte alla Legge e alla Giustizia. Josef K., il protagonista-vittima del Processo, trovatosi inopinatamente arrestato e giudicato senza saperne il motivo,  pensa e agisce come probabilmente ciascuno  di noi penserebbe ed agirebbe di fronte ad un’accusa e ad un arresto. Quale la colpa? Quale il tribunale giudicante?

 

Il problema di J. K. nel Processo è quello di trovare una risposta ad una domanda di Legge e Giustizia universali e soprattutto immutabili. Per il personaggio kafkiano la Legge è Legge, la Giustizia è Giustizia,  e non ci sono vie di mezzo. Il fatto è che J. K. non trova risposta alcuna, e persino l’attimo prima di essere giustiziato egli si ritrova a chiedersi: “ Dov’era il giudice che non aveva mai visto? Dov’era l’alto tribunale a cui non era mai arrivato?”.

 

Qualcuno, il sacerdote, gli aveva suggerito l’ipotesi  secondo cui non esiste la Legge, ma le Leggi, che vivono e  mutano nel tempo. Pertanto mentre J. K., il ligio impiegato asburgico, che ricorda persino nel nome  l’incarnazione stessa della Giustizia Imperiale Asburgica, il nome cioè dell’Imperatore Franz Joseph (il Cecco Beppe dei nostri soldati nel corso della Prima Guerra Mondiale) [L. Dolezel], pretenderebbe di essere giudicato secondo i criteri di una Giustizia eterna ed immutabile, egli si trova immerso dentro le “Leggi del tempo”, che sono tutt’altro che eterne ed immanenti, ma deperibili e sempre in movimento.

 

 

Come suggerì molti anni or sono M. Cacciari, a proposito del famoso racconto del sacerdote sull’ “uomo di campagna” di fronte alla Legge, il sacerdote non si sofferma tanto sui concetti di colpa e di innocenza di J. K., ma lo invita a riflettere sul fatto essenziale che la Legge non promana da un principio universale ed immutabile, ma che essa è figlia del tempo, e che quindi non ci si deve attendere una risposta univoca e valida per ogni stagione:

 

“Il sacerdote non aveva neppure in precedenza accusato K.  Di essere davvero colpevole. Ciò che lo ha spinto a quel grido disperato è l’ignoranza di K.  E K.  è ignorante  per l’appunto di ciò: egli fraintende la propria situazione” (giuridica) [M. Cacciari].

 

Se qualcuno pretendesse pertanto Giustizia di fronte alla Legge, è pregato di  rivolgere il suo pensiero al Processo di Kafka. Qui potrebbe trovare, forse, la risposta a tanta sete di Giustizia.

 

Note

 

Per il testo, F. Kafka, Il Processo, Testo integrale. Traduzione di Clara Morena: https://www.rodoni.ch/KAFKA/processo.html.

 

Circa l’allusione di Josef K. a Franz Joseph, cfr. L. Dolezel, “Proper Names, Definite Descriptions and Semantic Structure of Kafka’s ‘The Trial’” , in Working Papers and publications del Centro Internazionale di Semiotica e di Linguistica di Urbino , n. 115, 1982, p. 18. Ripubblicato in Poetics, 1983, n. 12, pp. 511-526.

 

M. Cacciari, Icone della Legge, Milano, Adelphi, 2002, p. 75.

 

 

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