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Il “romanzo etimologico” di Crotone antica

ottobre 14, 2017

filologia romanza

Seconda una tradizione consolidata, Crotone  (Κρότων=Kroton) fu fondata da coloni provenienti dall’Acaia guidati da Myskellos (Miscello), nativo della città di Rhypai. Quello di Myskellos sembrò confondersi con i nomi dei tanti leggendari fondatori di città del mondo antico, e a molti sembrò appunto soltanto un personaggio leggendario tipico della mitologia greca. Tuttavia, la “stranezza” del nome dell’ecista fondatore di Crotone  suscitò ampie discussioni e grande interesse fra gli studiosi. Intanto, O. Masson  sottolineò che il nome era diffuso su un’area geografica decisamente vasta, che andava dalla Sicilia all’Asia Minore. Secondo gli studi di O. Masson,  Myskellos non era affatto un personaggio mitologico, anche se non godette nell’antichità di una fama particolare, e presumibilmente Myskellos era un soprannome,  che denotava una particolarità fisica dell’ecista di Crotone, e probabilmente significava con il piede storto  ( O. Masson, Myskellos fondateur de Crotone).

 

Nonostante Myskellos sia un personaggio storico, la fondazione di Crotone ha legami mitologici con la figura di Ercole, il quale avrebbe patrocinato la fondazione della città. La questione si lega ad una tradizione largamente diffusa nel mondo delle fondazioni di città in Magna Grecia, e cioè alle cosiddette Ktisis, che potremmo tradurre in latino con Origines, con riferimento appunto alle “origini antiche di una città”, narrate come una sorta di “romanzo mitologico” (D. Erdas, Tra Ktisis e Politeia).

 

Come si lega il nome di Eracle a quello di un fondatore “storico” di una citta come Crotone? La cosa è stata spiegata in modo esemplare da I. Malkin, prestigioso studioso dell’Antichità:

 

“ Kroton ebbe un  fondatore storicamente accertato, un certo Myskellos di Rhipai. Come si spiega, allora, la presenza di un Eracle Ctiste, o “fondatore”? Le città greche del Mediterraneo  occidentale in età classica si sono rifatte a origini mitiche ad hoc come risposta alla sfida della loro giovinezza come stati nazionali,  desiderando anch’esse avere ascendenze antiche tra le più venerabili  come quelle delle loro città madri […] Inoltre, il riferimento ad Eracle contribuì ad integrare al meglio le nuove colonie nell’alveo dei miti panellenici, rafforzando in tal modo la loro grecità. Il personaggio mitologico, una volta presentato come antenato,  si sarebbe potuto spendere positivamente  anche nei rapporti con le popolazioni italiche, i nativi: la connessione mitica e cultuale con un eroe il cui tempo mitico precedette la data storica della fondazione avrebbe potuto certamente mediare al meglio i rapporti con le popolazioni locali ” ( I. Malkin, Herakles and Melqart: Greeks and Phoenicians in the Middle Ground).

 

Secondo lo stesso Malkin, fu Myskellos che volle allacciarsi alla figura di Ercole come “fondatore” di Kroton, “bypassando” astutamente se stesso. Melkin inoltre sottolineò che gli abitanti di Crotone si affezionarono molto a quell’antica ktisis riferita a Ercole, tanto è vero che alcune loro monete raffiguravano Ercole con l’iscrizione OIKIMTAM [= ecista fiondatore ] ( I. Malkin, The Returns of Odysseus: Colonization and Ethnicity).

 

In conclusione, i dati storici accertati attribuiscono il ruolo di fondatore “storico” di Crotone all’acheo Myskellos di Rhype ( un villaggio situato nella montuosa Acaia in Grecia).  La famosa “ktisis erculea” fu tramandata da Diodoro Siculo [IV, 24, 7] ,  e suffragata da Ovidio [Met., XV 12-40], secondo cui Crotone fu fondata da Myskellos per volontà di Ercole, che nel corso di un viaggio di ritorno dalla Spagna con una mandria di buoi, approdò nelle vicinanze di un promontorio denominato Lacinio, dove un ladrone, di nome Licinio,  gli rubò alcuni buoi . Eracle lo assalì, ma  per sbaglio egli uccise anche “Kroton”, l’amico presso il quale era ospite e, addolorato per ciò che era successo, gli dedicò un monumento funebre. Egli inoltre, partendo, predisse la fondazione di Crotone: “Herakles, passato con i buoi in Italia, procedeva lungo il litorale ed eliminò Lacinio che gli aveva rubato alcuni capi di bestiame; avendo ucciso involontariamente Kroton, lo seppellì con tutti gli onori dopo avergli allestito una magnifica tomba. Predisse quindi agli abitanti del luogo che nei tempi a venire sarebbe sorta un’importante città con lo stesso nome del morto”. Questa è dunque la leggenda  della fondazione mitica di Crotone.

 

In realtà gli studi etimologici moderni hanno dato un’immagine molto più realistica e credibile del toponimo, che non avrebbe nulla a che fare con il mitico “Kroton” ucciso da Ercole. Gli studi sulla lingua Indoeuropaea hanno dato già da molti anni risultati convergenti, già a partire dagli studi di  E.I. Furnée, dei primi anni ’70. G. Semeraro, riassumendoli,  osservò che “il nome Gyrton, in Pelasgioite, Gortina a Creta, Kyrtòne, in Beozia, e Crotone in Italia, significa città, fortezza: Ugaritico qrt, Ebraico qeret. Aramaico qartà (Stadt, città fortificata), Arab. qarjat (Stadt) ” (  G. Semeraro, Le origini della cultura Europea). In effetti, anche J. Puhvel sottolineò il fatto che Gortys deriva dalla radice Indoeuropea gher[dh], con il significato di  fortezza e città fortificata. ( J. Puhvel, Hyttite Etymological Dictionary).

 

Questa etimologia sembrerebbe molto  produttiva; tuttavia, ci sono diverse ipotesi che hanno goduto e godono tuttora di migliore fortuna presso gli studiosi Italiani. Una delle più accreditate è quella per cui il greco Κρότων  è equivalente al termine latino Ricinus. Crotone pertanto significherebbe “il luogo dei ricini”, “un toponimo legato ai fitonimi: kroton è infatti il ricino, una pianta medicinale che già determinò il nome della colonia greca. Abbiamo dunque in questo toponimo l’illustrazione di un ambiente caratterizzato  da una determinata forma di vegetazione, il ricino, parallela a quella rappresentata altrove dalla quercia, dal bosso e dal vischio” ( A. Mele, Il mondo enotrio tra VI e V secolo a.C.).

 

Resta infine da considerare, nel nostro “romanzo etimologico”, una nutrita schiera di studiosi che ritengono che l’etimologia di Kroton sia da riferirsi al grido della cicogna, e anche degli aironi,  perché il verso di questi uccelli corrisponderebbe alle prime lettere di Crotone [= Cro]. Indubbiamente questa etimologia è interessante e molto suggestiva, e fu anche piuttosto radicata tra gli studiosi locali, che la prospettarono con diversi argomenti già agli inizi del XIX secolo. Tuttavia, essa è stata soggetta a stringenti critiche. In particolare, B. Carroccio, che   ha analizzato il problema a fondo, è giunto a conclusioni difformi rispetto a quanto si diceva poc’anzi. Carroccio osservò intanto che  aironi, gru, cicogne e Ibis raffigurati  su molti manufatti, soprattutto a Crotone, sono stati interpretati come riferimenti etimologici o simboli del paesaggio locale o dei culti legati alle acque. Nonostante tutto, in base all’analisi della loro distribuzione e delle stesse fonti letterarie sarebbe preferibile un’interpretazione eminentemente simbolica, che sarebbe stata volta a rappresentare la buona predisposizione degli dèi ai quali gli abitanti si erano affidati, in perfetto accordo, come a Crotone, con le dottrine pitagoriche.

 

Approfondendo il discorso, B. Carroccio aggiunge:

 

“In un piccolo contributo edito pochi anni fa, A. Cahn (Die Störche von Kroton), volgendo la sua attenzione al motivo accessorio del trampoliere – identificato come cicogna,  posto a fianco del tipo principale del tripode su buona parte degli stateri incusi e poi a doppio rilievo di Crotone , lo ha interpretato come simbolo parlante etimologicamente allusivo alla città, che avrebbe tratto il proprio nome dallo “strepitare” (in greco kroteo) dei becchi ritmicamente battuti dalla cicogne stazionanti nei suoi dintorni. Tale ipotesi si riallacciava al particolare ruolo svolto, e noto in antico, dai tipi monetali costanti di alcune città greche che, piuttosto che raffigurare divinità protettrici, si erano affidate ad essi per denotarsi in termini identitari, in virtù della omofonia che li collegava al proprio nome (la foca a Focea, la rosa a Rodi, la foglia di sedano selvatico, selinon,  a Selinunte etc.). Al di là della sporadicità con la quale si ricorse a questi tipi parlanti, l’ipotesi del Cahn appare però poco attendibile anche per altri motivi. In primo luogo perché, a differenza di essi, il trampoliere sulla monetazione crotoniate appare sempre in posizione subordinata rispetto al tripode, tipo principale e vero episemon [= simbolo] della città” [B. Carroccio, Sulla valenza simbolica dei trampolieri nelle monetazioni antiche, p. 8].

 

La conclusione è che  i vari trampolieri raffigurati nelle antiche monete di Crotone antica vadano interpretati più come simboli che in senso etimologico:

 

“Più credibile è, semmai, continua B. Carroccio,  la possibilità che gli uccelli in questione abbiano voluto indicare solo simbolicamente l’ubicazione fluviale-palustre del culto adombrato nelle immagini loro associate” [p. 10]. Come dicevamo sopra, il problema sopra esposto fu adombrato quasi con le stesse parole di Cahn, in particolare riguardo all’espressione nomi parlanti, da C. Cavedoni già nel 1838:

 

“La Cicogna è detta Crotalistria da Publilio Siro  (apud Petron., Satyr., 55) per la somiglianza del suo lungo becco e del suono che emette simile a quello del crotalo [=crotalum, antico strumento musicale]. Ovidio scrisse che la cicogna Glotorat immenso de turre Ciconia rostro [Albi Ovidii Juventini Elegia de philomela. [Publius Ovidius Naso; Albus Ovidius Juventinus]. Nel Carme intitolato Philomela leggiamo: Glotorat immenso de turre Ciconia rostro, dove per lo scambio solito da GL a CR abbiamo sia Glotorat che Crotorat […] La Cicogna fu raffigurata su un tripode trovato a Kroton, “come simbolo e tipo parlante  di Crotone ” (  C. Cavedoni, Spicilegio numismatico …).

L’origine della città di Crotone fu legata alla sua posizione geografica e alla natura del luogo. Unico rifugio naturale sulla costa ionica,  essa era il punto ideale per l’attracco delle imbarcazioni che nell’antichità costeggiavano il Mediterraneo. Crotone sarebbe stata fondata fra il 709 e il 708 a.C., ed è quasi inutile ricordare che essa fu la città che accolse Pitagora, che intorno al  530 a.C., fondò la scuola pitagorica la cui filosofia, come ricordavamo sopra, ebbe influssi notevoli sulla vita culturale e cultuale della città. Come intuì perfettamente  F. Lenormant, che fu tra i primi grandi archeologi a visitare Crotone, nella sua Grande Grece,  definì Pitagora un uomo “enciclopedico”:  “Métaphysique ,  physique ,  science ,  religion ,  liturgie ,  morale , legislation et  politique , la doctrine pythagoricienne englobait tout  “[Metafisica, fisica, scienza, religione, liturgia , moralità, legge e politica, la dottrina pitagorica inglobava pressoché tutto”.

 

“Nell’antica Kroton il pitagorismo si impose con una forma quasi dittatoriale, osservò G. Barbera,  da parte dell’oligarchia degli iniziati, con forzature su vari regimi di vita come per esempio su quello alimentare, caratterizzandosi così di una forte connotazione religiosa […] Gli insegnamenti basilari che permisero di creare questa nuova filosofia  provennero dal Medio Oriente e dall’Egitto, terre dove – così ci raccontano e fonti – Pitagora fu iniziato ai più grandi misteri delle sapienze sacerdotali di questi luoghi. La scuola vedeva in Pitagora il depositario di una sapienza misteriosa e divina e quindi il maestro non poteva essere contraddetto (ipse dixit). I discepoli erano divisi in due gruppi fondamentali: gli acusmatici, coloro che erano appena entrati e potevano ascoltare le dottrine senza intervenire, e gli iniziati ai misteri ovvero i matematici veri e propri che spiegavano sulla base delle dottrine e delle esperienze acquisite. Il punto focale della dottrina pitagorica sta nei numeri e nelle forme geometriche” ( G. Barbera, La dottrina della scuola pitagorica).

 

E, a quanto pare, Pitagora ebbe un ruolo importante anche nella guerra contro Sibari, distrutta nel 510 a.C., dopo la quale Crotone ebbe il controllo del territorio.  Dopo la  guerra contro Locri del 504 a.C., iniziò una indubbia  decadenza della città, che nel III secolo a.C. fu conquistata dai Romani. Nel corso della seconda guerra punica, Annibale  fece di Crotone una sua piazzaforte. Nel 194 a.C. vi fu dedotta una colonia romana, ma ormai la città era in declino. Essa conservò una certa importanza nel Medioevo grazie alla sua posizione strategica: piazzaforte dei Bizantini dopo l’invasione longobarda, assediata dai Saraceni, risorse in età normanna sotto Ruggero II; mentre Federico II ne fece restaurare le mura e il porto. Sotto gli Angioini fu centro del Marchesato dei Ruffo; nel 1444 Alfonso d’Aragona la incamerò nel demanio regio. Le lotte politiche interne fra borghesia e patriziato feudale determinarono, insieme all’estendersi della malaria, la sua decadenza nel 17° e 18° secolo. Nel 1806 fu occupata e saccheggiata dagli Inglesi, e poi dai Francesi. Il centro storico si trova su un’altura (l’antica acropoli) incorniciata da mura cinquecentesche. Qui si trovano monumenti e palazzi di epoche storiche diverse: bizantina, medioevale, rinascimentale, e barocca.

 

Gli scavi archeologici hanno dimostrato la straordinaria vastità dell’impianto urbanistico antico, che si estendeva per oltre 600 ettari. La città,  dal Medioevo in poi, come attesta la presenza dei numerosi palazzi baronali, fu luogo di residenza dei feudatari di tutto il Marchesato. Il castello di Carlo V domina l’acropoli. Come tutti i castelli medievali era provvisto di un ponte levatoio, poi sostituito da uno in muratura.  Nel 1541,  il viceré Don Pedro Da Toledo intraprese i lavori di fortificazione con il rifacimento della cinta muraria e di parte del castello. La nuova cinta muraria, in forma poligonale, è costituita da cinque baluardi avanzati e risegati, e da due rivellini modellati ad orecchione, siti sui fianchi del castello, il quale costituisce un esempio particolare di fortezza arroccata intorno al colle.

 

Fonti

O. Masson, “Myskellos fondateur de Crotone et le nom ‘Myskel(l)os’”, in Rev. Phil., 1989, p. 61 sgg.

 

Sul rapporto tra “Ktisis” e “Origines”, cfr. D. Erdas, “Tra Ktisis e Politeia”, in Tradizione e trasmissione degli storici greci frammentari, in Atti del II Workshop Internazionale, Roma, 16-18 febbraio 2006,  p. 583 sgg.

I. Malkin, “Herakles and Melqart: Greeks and Phoenicians in the Middle Ground”, in Cultural Borrowings and Ethnic Appropriations in Antiquity, edited by Erich S. Gruen, 2005, p. 239.

I. Malkin, The Returns of Odysseus: Colonization and Ethnicity, University of California Press, 1998, p. 217. E ancora I . Malkin, “The Middle Ground: Philoktetes in Italy”, in  Kernos, 11, 1998, p. 131.

E.I. Furnée, Die wichtigsten konsonantischen Erscheinungen des Vorgriechischen, Le Hague – Paris, Mouton, 1972.

G. Semeraro, Le origini della cultura Europea, Olschki, 1984, Vol. II, p. 433.

J. Puhvel, Hyttite Etymological Dictionary, Gruyter, 1997, Vol. IV, p. 276.

A. Mele, “Il mondo enotrio tra VI e V secolo a.C”, in Il mondo enotrio fra VI e V secolo a.C., a cura di M. Bugno e C. Masseria, in  Atti dei seminari napoletani (1996–1998), Napoli, 2001,  Vol. II, p. 272. Per le fonti letterarie antiche su Crotone (testo e traduzione), cfr. Pasquale Attianese, Kroton: le monete di bronzo, Rubbettino, 2005, pp. 9-45.

B. Carroccio, “Sulla valenza simbolica dei trampolieri nelle monetazioni antiche”, in Miscellanea di studi storici, Dipartimento di storia Università della Calabria, Estratto dal n. XV, 2008, p. 7 sgg. Il saggio di A. Cahn menzionato nel testo, Die Störche von Kroton, Bern, 2000, pp. 31-32. E “Zur Münzprägung von Kroton”, in  Quaderni ticinesi di numismatica e antichità classica, 29, 71-76.

C. Cavedoni, Spicilegio numismatico …, Modena, 1838, p. 21 e nota 30.

F. Lenormant, La Grande-Grèce, Paris, 1881, Tome II, p. 8

G. Barbera, “La dottrina della scuola pitagorica”, in Il pitagorismo in Italia ieri e oggi, Roma, 2005, pp. 12-13.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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