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Solone e la “seisàchtheia”

novembre 21, 2016

Storia

solone

 

Le fonti antiche riguardo a Solone sono costituite, da un lato, da Erodoto e Plutarco, e dall’altro dai carmi frammentari di Solone stesso. Una terza fonte non disprezzabile è quella costituita da Aristotele, il quale, pur essendo vissuto un paio di secoli più tardi rispetto a Solone, ci ha tramandato importanti informazioni sull’assetto dello stato ateniese. A quanto ci è dato conoscere dalle fonti summenzionate, Solone fu di nobili origini, e pare, secondo la leggenda, che il padre vantasse la discendenza  dal re Codro.

 

Uomo assetato si sapere, Solone non disprezzò tuttavia la vita pubblica, dandosi parecchio da fare per sottrarre la sua città, Atene, a una decadenza politica che, secondo i suoi stessi carmi, sarebbe derivata dall’ingiustizia e dalla prepotenza perpetrata dagli aristocratici sulla città e sul territorio, e  che aveva ridotto una gran parte dei contadini in schiavitù. Dandosi alle più proterve ruberie, l’aristocrazia ateniese, a parere di Solone, stava trascinando la città verso la rovina, fomentando guerre intestine.

 

 

Aristotele tutto sommato “confermò” le tesi di Solone, sottolineando il fatto che la città era finita nelle mani di pochi aristocratici, mentre i contadini, se non riuscivano a pagare gli affitti, erano venduti come schiavi insieme con le loro mogli.

 

“Tutto il territorio, scriveva Aristotele, era diviso fra pochi, e, se i lavoratori non pagavano le pigioni (affitti), essi e i loro figli venivano resi schiavi […] fino a Solone, che fu il primo patrono (difensore) del popolo”   (Aristotele, La Costituzione degli Ateniesi).

 

 

Poiché è “impensabile” che Solone volesse attuare la benché minima “rivoluzione dal basso” per scalzare l’aristocrazia, egli basò la sua riforma dello stato ateniese sull’unico criterio possibile nel mondo antico, ossia ponendo l’accento sul concetto di “giustizia”, e riuscendo alla fine ad imporre un progetto riformistico complessivo incentrato sull’idea sopra menzionata, evitando nel contempo una possibile guerra civile tra i ceti che avrebbe annientato Atene:

 

Al popolo diedi tanto potere quanto è sufficiente,

non togliendogli onore né troppo concedendo;

e quanti avevano potenza e per ricchezza erano rispettati,

anche costoro io curai che non soffrissero ingiuria:

ma mi piantai pretendendo valido scudo su entrambi

e a nessuno di essi permisi ingiusta sopraffazione (F. Ballotto).

 

Intorno al 594 a. C. L’Areòpago ebbe pertanto l’ “illuminazione”  di concedere i pieni poteri a Solone per un anno. La scelta dell’aristocrazia fu molto intelligente ed oculata, nel senso che ormai una guerra civile era imminente da parte di una popolazione contadina ridotta al collasso economico. Solone agì con estrema intelligenza, affrontando il grosso problema dei contadini divenuti schiavi per debiti, e disponendo la loro immediata libertà, “anche” con aiuti congrui da parte del Tesoro dello stato. Inoltre egli dispose che i debiti gravanti sui contadini ancora liberi fossero cassati.

 

Certamente i grandi proprietari persero un sacco di soldi, ma almeno la struttura portante dello stato ateniese di origine aristocratica fu salva. Per farla breve, la cosiddetta seisàchtheia, o “scuotimento dei debiti” ( da “séiō”, scuoto e “áchthos”, peso) fu un’idea geniale di Solone. La successiva divisione in classi (cavalieri, zeugiti, pentacosiomedimni e teti) ebbe anch’essa  una sua eccezionale rilevanza, ma, come dicevamo, ciò che letteralmente salvò Atene dal collasso totale fu l’abolizione dei debiti, che non risolse “tutti” i problemi di Atene, ma almeno bloccò il disfacimento della città a causa di inevitabili guerre civili dovute all’enorme scontento sociale che ormai aveva invaso gli assi portanti della società ateniese.

 

Bene o male, “della vita di Solone come politico, si può ben dire, usando le parole della Freeman, che ‘fino al tempo della sua legislazione, la storia di Atene è strettamente connessa alla vita di Solone; dopo la sua legislazione si muove invece senza di lui’ ” (M. Noussia & M. Fantuzzi).

 

Fonti:

 

Aristotele, La Costituzione degli Ateniesi, a cura di C. Ferrini, Milano, Hoepli, 1893, p.  5.

F. Ballotto, Antologia della letteratura greca dalle origini al 529 d.C., Milano, Signorelli, 1968, p. 131.

Solon, Frammenti dell’opera poetica, a cura di M. Noussia & M. Fantuzzi, Milano, Rizzoli, 2001, p. 15.

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