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Cicerone, i cristiani, i giovani e la retorica

novembre 18, 2016

Letteratura e storia di Roma

cicerone

 

Cosa fu mai che scrittori cristiani della forza di un Minucio Felice, di un  Lattanzio e dello stesso S. Agostino trovarono nel Cicerone filosofo? Intanto, ci trovarono il pregio dell’ ars rhetorica, e poi quei precetti morali cari tanto al cristianesimo quanto allo stesso Cicerone. In effetti Cicerone  fu un po’ l’iniziatore di quella filosofia moraleggiante tendente alla divulgazione e soprattutto alla persuasione, rivolgendosi ad un pubblico in qualche maniera fascinato dal dispregio che Cicerone mostrava verso le ricchezze e le potenti aristocrazie.

 

Inoltre Cicerone fu un gran divulgatore delle teorie stoiche,  comunque rifacentesi a teorie come il neoplatonismo e neopitagorismo,  che indicavano una via verso una vita lontana dalle brutture del reale, con un forte senso del divino che non poteva non impressionare i filosofi cristiani. A favorire viepiù le teorie filosofiche ciceroniane contribuirono poi, nel corso dell’età imperiale, i favori di mostrati nei suoi confronti da auctoritates  della statura di Quintiliano, nonché di  Svetonio e di Plutarco.

 

Tra tutte le opere filosofiche di Cicerone, quelle che maggiormente convinsero furono il De Officiis, e, soprattutto il De republica. La prima era un trattato sui doveri morali, in senso lato, ma soprattutto rivolto a considerare i doveri derivanti dall’esercizio pubblico del potere, che sempre doveva essere guidato dal concetto di honestum, sostenuto dalle virtù ciceroniane tanto care anche ai cristiani, quali la prudenza, la giustizia e la temperanza.

 

Cosicché, non ci fu  forse nessun trattato classico che più del  De Officiis servì a tramandare all’Europa medievale e moderna la diretta conoscenza della morale antica, sentita in molti aspetti come particolarmente utile anche alla morale cristiana, tanto che il  De Officiis di Cicerone “ impregnato di filosofia stoica, da S. Ambrogio è preso come base per la sua opera De Officiis ministrorum, considerato da San Agostino e da Cassiodoro come il primo libro di morale cristiana” (R. M. Pizzorni).

 

Con il De republica Cicerone s’avventura a dimostrare che la grandezza di Roma fu dovuta essenzialmente ai costumi incorrotti del popolo romano delle origini; con il popolo che è unione di moltitudine che agisce per la comune utilità. La giustizia sembra poi incarnarsi ed inverarsi, secondo Cicerone,  nella forma repubblicana soltanto, e in ciò essa è superiore per ogni verso a tutte le altre forme di governo, sia popolare che aristocratica. Cosicché “Cicerone, nel tentativo di arginare la virulenza delle argomentazioni scettiche di Carneade contro la giustizia, aveva invocato, nel De republica, l’obbedienza dell’uomo alla legge naturale, cioè a una legge divina intesa in senso stoico, una legge universale e necessaria” (A. Bonato).

 

In questo senso, “Agostino […] attribuisce a Cicerone la convinzione che, quando il governo è ingiusto,  […] distrugge l’essenza dello Stato […] La giustizia, dunque, è il fondamento della legge e della società civile” (M. Ormas).

 

Allo stesso modo, Cicerone si mostrava molto sensibile all’istruzione “repubblicana” dei giovani (De Divinatione) dove diceva:

 

“Quod enim munus rei publicae afferre maius meliusve possumus,  quam si docemus atque erudimus iuventutem? his praesertim moribus atque temporibus: quibus ita prolapsa est, ut omnium opibus refrenanda atque coereenda sit” (M. T. Ciceronis, De Divinatione).

 

“Quale  maggiore e migliore dono possiamo offrire alla repubblica, che non sia quello  di istruire la gioventù? E soprattutto di questi tempi e costumi, per i quali la sua decadenza è tale che con tutte le nostre forze dobbiamo fermarla e frenarla?”.

 

In età moderna gli omaggi a Cicerone non scemarono, anzi;  G. Le Jeune,   nelle sue sentenze “per l’educazione dei nobili” (Sopra che si debbono istruire i figliuoli), scriveva:

 

“Cicerone deve esser il primo che vada sotto i lor occhi.  Ma vorrei che gli si  facesse notare lo spirito, il carattere la propria passione di questo Oratore, il suo amor per la gloria,  per la libertà della sua Patria. L’odio per l’ ingiustizia,  l’affetto per i suoi amici, il fine delle sue intentioni (intenzioni) in tutte le attioni (azioni) della sua vita la distintione (distinzione),  che egli fa tra gli uomini dediti alla difesa della Republica e fra quei che desideravano opprimerla, la sua eloquenza contro l’ingiustizie di Verre,  li suoi sentimenti sopra la natura de’ Dei” (G. Le Jeune).

 

Infine,  l’analogia almeno “formale” con la Repubblica di Platone decretarono la fortuna dell’opera e del pensiero filosofico ciceroniani attraverso il Medioevo e l’età Moderna. I filosofi cristiani ne fecero un modello certamente “inimitabile”, ma sicuramente “da imitare” per  propagazione dei principi cristiani di virtù, fortezza e moralità, soprattutto tra i giovani.

 

Per quanto riguarda infine la fortuna di Cicerone retore, si sottolinea che il suo giovanile De Inventione,  non era “un”, ma “il” manuale di retorica più diffuso nel mondo cristiano nel Medioevo, tanto che esso fu  praticamente la fonte a cui attinsero pressoché tutti:  “La retorica medievale si fonda proprio sulle opere retoriche di Cicerone, il De Inventione e la Rhetorica ad Herennium (allora a lui attribuita)” ( La letteratura italiana. Dalle origini al Cinquecento, L. Chines).

 

Fonti:

A. Bonato, Giustizia – giustificazione nei Padri della Chiesa, Borla, 2001, p. 163.

M.T. Ciceronis, De Divinatione, Illustravit O. L. Giese, Lipsia, 1829, Lib. II, 2, p. 213.

La letteratura italiana. Dalle origini al Cinquecento, a cura di L. Chines & alii, Milano, B. Mondadori, 2007,  p. 23.

G. Le Jeune, Massime per l’educazione dei nobili …, Roma, 1713, p. 42.

M. Ormas, La libertà e le sue radici: L’affermarsi dei diritti della persona nella pastorale della Chiesa dalle origini al XVI secolo, Cantalupa, Effatà Editrice, 2010, p. 16.

M. Pizzorni, Il diritto naturale dalle origini a S. Tommaso d’Aquino, Bologna, Edizioni Studio Domenicano, 2000, p. 166.

 

 

 

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