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Creta nella storia antica

febbraio 12, 2015

Storia

 

 

Arte di Creta

 

 

 

 

 

Stabilire una cronologia per la storia greca antichissima, e in special modo per Creta, è praticamente impossibile, se non ricorrendo a datazioni comparative con altre civiltà sulle quali si hanno per fortuna recenti acquisizioni grazie alle quali si rende possibile il confronto.  In questo senso, per Creta, vengono in aiuto degli studiosi da un lato la  cronologia della civiltà egiziana, dall’altro gli studi preziosi di Arthur Evans, il quale suddivise le varie epoche della civiltà cretese in antico, medio e tardo minoico, i quali corrisponderebbero rispettivamente al 2400-2000 circa a.C.; al 1800 circa, e al 1400 circa a.C. delle dinastie succedutesi nell’Egitto faraonico. Queste tre datazioni permettono di mettere in rapporto Creta con la terza dinastia egiziana per il periodo antico, in quanto, appunto furono rinvenuti nell’isola  vasi egiziani che rimandano alla terza dinastia; per il medio minoico sempre con gli egiziani, perché in Egitto [XII dinastia, Regno Medio] sono stati ritrovati vasi cretesi detti di “Kamares”, e per il tardo minoico perché sono state rinvenute armi provenienti da Micene nella tomba di Ahhotpe, madre del faraone Ahmose.

 

Come già si accennava, la straordinaria civiltà cretese fu portata alla luce da Sir Arthur Evans, e si manifesta in tutta la sua grandezza con i palazzi di Crosso, di Festo e Màllia. Il periodo di massimo sviluppo della civiltà cretese si può individuare fra il 1700 e il 1400 a. C., allorché l’isola entrò in contatti commerciali e culturali non solo con la Grecia achea, ma anche con l’Egitto. Il commercio fu uno degli aspetti fondamentali dell’economia cretese, tanto che Evans parlò anni addietro, sulla scorta di Tucidide ( Cfr. nota), di “talassocrazia” cretese; ma non meno significative furono, come in tutte le civiltà antiche, l’agricoltura e la pastorizia, fonte di scambi commerciali. Si ignorano i dettagli dell’organizzazione politica cretese, però pare assodato che i grandi palazzi, che pure avevano ampi spazi dedicati al culto delle divinità, fossero più che altro lussuose dimore dei sovrani (detti “Minosse”), dei sacerdoti e dei funzionari di corte, che amavano circondarsi di ogni agio e comodità. Tutta la storiografia su Creta è concorde nell’interpretare l’assenza di fortificazioni come  dimostrazione del carattere essenzialmente pacifico dei Cretesi, amanti delle comodità e dei giochi ( famosi quelli con il toro ), con una religione naturalistica che aveva al suo centro la “Grande Madre”, insieme con altre divinità femminili. Attorno al 1400 a. C. accadde un evento distruttivo che pose fine alla civiltà cretese, e sembra ormai acquisito dalla critica che in seguito ad esso l’isola divenisse poi preda degli Achei di Micene. La decifrazione della lineare B getta una qualche luce sulla civiltà cretese, specie sui rapporti amministrativi interni di questo popolo; ma probabilmente solo la decifrazione della lineare A comporterà nuove e più significative conoscenze a livello politico.

Si è citato spesso il nome di Evans riguardo a Creta, ed è giusto che sia così. Però, prima di lui aveva intuito l’importanza di quella civiltà Schliemann, lo scopritore di Troia, basandosi su Tucidide, il quale aveva parlato sia di un leggendario e mitico “re Minosse” figlio di Zeus, sia di una sua “talassocrazia”, ovvero di una sorta di dominio assoluto, marittimo e commerciale, di Creta sul Mediterraneo Orientale. Schliemann si convinse che a Creta si potevano trovare molte risposte anche sugli Achei, ma morì prima di poter organizzare una qualunque indagine sul terreno. Gli scavi nell’isola furono iniziati nel 1900 da Evans, che organizzò una spedizione archeologica ottima, che, alla fine, stupì il mondo, allorché riuscì a riportare alla luce l’incredibile palazzo di Crosso, fatto di sezioni rettangolari facilmente comunicanti, con cortili ampi, e pareti affrescate che riproducevano scene naturali o di vita sociale che illuminarono gli studiosi sulla civiltà cretese.

 

Gli scavi a Creta poi furono continuati dallo studioso italiano Roberto Paribeni, che scoprì il palazzo di Festo, mentre il tedesco Halbherr riportava alla luce quello di Haghìa Triàda. Tutti i reperti archeologici dimostravano che i palazzi erano estremamente confortevoli, e che lì trascorrevano la propria esistenza, circondati da ogni agiatezza, oltre che il sovrano, anche scribi e sacerdoti.Un primo problema critico dibattuto fu quello relativo alla prima grande catastrofe del XVIII secolo a. C., che comportò la distruzione dei grandi palazzi, a causa di un violento terremoto. Bengtson (p. 33 sgg.)nota come E. Meyer avesse erroneamente attribuito la catastrofe del XVIII secolo all’invasione degli Hyksos, mentre è ormai assodato che essa fu appunto dovuta a un terremoto di eccezionale violenza. Ma la crisi più grave, quella definitiva, avvenne nel 1400-1470 a.C., e comportò la definitiva scomparsa della civiltà cretese.

 

Il fatto è che, come dimostra il terremoto del 1700 a.C., l’intera area era soggetta a esplosioni vulcaniche e a conseguenti terremoti distruttivi. Il fenomeno che avvenne nel 1400 a.C. è stato descritto con dovizia di particolari da Michael Grant, il quale scrisse che l’isola di Thera (Santorino) venne letteralmente annientata da una esplosione vulcanica di proporzioni gigantesche; l’intero centro dell’isola esplose letteralmente, lanciando le ceneri in aria per oltre 45 chilometri, e facendone ricadere una parte persino in Israele.  Le case della colonia cretese di Thera vennero sepolte da una quantità di ceneri che arrivavano sino a quindici metri d’altezza. Quando l’acqua del mare si riversò dentro il cratere, si verificarono esplosioni enormi che provocarono maremoti che si propagarono devastando l’intero arcipelago e la stessa Creta. Successivamente il palazzo di Cnosso fu ricostruito, ma i Cretesi persero la loro indipendenza politica, in seguito all’attacco che venne portato all’isola, pressoché indifesa, dagli Achei micenei, entrati in rotta di collisione con Creta per via del commercio della lana, di cui l’isola era grande esportatrice. Quindi gli Achei di Micene non furono tanto la “causa” della devastazione subita da Creta nel 1400 a. C., come sosteneva la storiografia una quarantina d’anni fa, quanto una conseguenza, poiché i Micenei approfittarono probabilmente della debolezza dei Cretesi, travagliati da calamità insuperabili, per impadronirsi dell’isola e inserirla nel sistema di potere miceneo.

 

Note

 

Per gli approfondimenti integrativi si rimanda al classico,  importante e fondamentale volume di Hermann Bengston, “L’antica Grecia”, “Dalle Origini all’Ellenismo”, Bologna, Il Mulino, 1989, in particolare le pp. 16-20 e alla bibliografia di p. 21. Per gli aspetti generali sulla civiltà cretese, cfr. ancora  Hermann Bengtson, “L’antica Grecia”, Bologna, Il Mulino, cit., “La civiltà minoica”, pp. 31-36. Sulle tavolette della Lineare B e sul loro contenuto, cfr. Margaret S. Drower, “I più antichi Greci”: “…Il contenuto di queste tavolette è molto limitato: tutte quelle scoperte fino ad ora sembrano essere liste ed inventari, relativi per lo più ad uscite ed entrate delle varie tesorerie di palazzo…”, in M. Rostovtzeff, “Storia del mondo antico”, Firenze, sansoni, 1977, “Appendice”, p. 752. Sul coinvolgimento di Creta nella scomparsa di Santorino, cfr. soprattutto la descrizione datane da Michael Grant, “Le civiltà mediterranee”, Milano, Bompiani, 1983, pp. 95-96. V. anche il breve ma denso articolo di A. Desio, “ Si sta ancora cercando l’Atlantide di Platone”, in “Cultura e Scuola”, 101 gennaio-marzo 1987, pp. 162-168, e la relativa bibliografia specialistica a p. 168: “… l’eruzione vulcanica di Santorino…fu accompagnata da violenti terremoti e dallo sprofondamento della porzione centrale dell’edificio vulcanico, determinando vaste distruzioni nelle isole egee e a Creta, e la scomparsa della civiltà minoica…”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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