Letteratura americana e russa fra gli anni ’50 e ’60

Poiché americani e russi vanno (si fa per dire) a braccetto da molti anni a questa parte, dando il la alla politica mondiale, ho pensato che un abbinamento dei due paesi anche a livello letterario possa costituire motivo d’interesse. Pur divaricando fra essi in (quasi) tutto, le due nazioni, in special modo fra gli  anni ’50 e ’60, dettero vita a una letteratura di protesta che ebbe importanti e soprattutto duraturi riflessi internazionali.

Gli americani si presentarono sulla scena della letteratura protestataria con un gruppo di apprezzabili poeti e narratori; menzionerei in modo particolare nomi ormai oggi ben noti a tutti:  William Burroughs  (1914-1997), Allen Ginsberg (1926-1997),  Jack Kerouac (1922-1969),  Lawrence Ferlinghetti  ( 1930) e, infine,  J.D. Salinger (1919-2010).

Essi divennero dei veri e propri miti, poiché,  appunto tra gli anni ’50 e ’60,  proposero con enorme successo di pubblico e di critica un nuovo e anticonvenzionale stile di vita,  sviluppando una protesta  istintiva e forse molto più convincente di quella degli Angry Young Men inglesi. Con questi scrittori prese il via l’altrettanto mitica  beat generation, che  ebbe un impatto sociale senza precedenti sulla società americana dell’epoca.  Il nome di beat  fu recepito dapprima nel senso di  sconfitto, assimilando così il gruppo ai  tanti emarginati della società americana;  ma beat possiede in sé anche il valore di  beato  e di  puro.

Infatti, la scelta del vagabondaggio come stile di vita comportò anche una conoscenza diretta  degli emarginati della società americana; e, con essa, accanto alla denuncia,  il rifiuto dello stile di vita della classe media americana,  e della stessa politica del tempo, avvitata intorno ai problemi della guerra fredda e dell’escalation  degli armamenti.

Il  romanzo  di Kerouac, Sulla strada,  del 1957, con il vagabondaggio continuo dei protagonisti,  diventò un po’ il simbolo di un forte desiderio, largamente condiviso dai giovani americani, di sradicamento e, soprattutto,  di autoliberazione, che si tradusse anche nella ricerca di una lingua più libera. In questo senso, Ginsberg e Kerouac puntarono su una lingua altra, non tradizionale,  che spesso  andava oltre i limiti  dell’ordine linguistico-logico, con risultati avanguardistici che ebbero un forte impatto sul pubblico non solo americano, ma internazionale. Basti pensare che Sulla strada appartiene ormai ai miti consolidati di intere generazioni.

Dicevamo sopra che un forte anelito di autoliberazione percorreva le giovani generazioni dell’America; se il romanzo di Kerouac uscì nel 1957, a pochi anni di distanza, nel 1964, fu  pubblicato un libro che avrebbe avuto una forza dirompente (e che nessuno si aspettava); parlo di One Dimensional Man, [L’uomo a una dimensione] di Herbert Marcuse (1898-1979).

Marcuse portò un attacco micidiale alla più potente e opulenta civiltà del mondo contemporaneo: gli stati Uniti. La libera società capitalistica si rivelava, agli occhi di Marcuse, un inganno totale: la libertà era, a suo parere, soltanto una “levigata non-libertà”; e le forme stesse in cui si manifestavano le libertà dei cittadini (le elezioni, per esempio)  erano tutte una manipolazione. In definitiva, per Marcuse, la società capitalistica è oppressiva, e come tale va rifiutata.

I fermenti  protestatari agitati  dalla generazione di scrittori  degli anni ’50, a cominciare dall’antesignano della protesta americana (che però si traferì e visse a Parigi),   Richard Wright (1909-1951), che pubblicò un romanzo famoso (Ragazzo negro,  il cui protagonista   vive esperienze di  violenza  e razzismo in  una città come Memphis),   trovarono quindi un valido alleato anche nella sociologia, che  innescò  la protesta totale che caratterizzò la cultura giovanile attraverso tutti gli anni ’50 e ’60.

La letteratura russa

La protesta degli scrittori russi prese una china simile, anche se molto più pericolosa di quella dei loro colleghi inglesi e americani. Il  dissenso della letteratura russa fu  rischiosamente antiautoritario, e si scagliò contro l’oppressione politica staliniana e post-staliniana.  Gli scrittori russi, nel tentativo di farsi conoscere e di far conoscere i problemi della Russia all’estero,  ricorsero all’espediente del  samizdat clandestino ( ossia all’ auto-pubblicazione), dato che era letteralmente impossibile pubblicare opere in rotta di collisione col governo  dell’Unione Sovietica  dagli anni ’50.

Dopo il caso (piuttosto fortunato) del Dottor Zivago,  di Boris Pasternak (1890-1960), un romanzo sulla Russia degli inizi del  ’900,  uscito fortunosamente dall’Urss e pubblicato in Italia nella seconda  metà degli anni ’50, fu la volta di altri scrittori che a poco a poco riuscirono a farsi conoscere ed a smuovere l’opinione pubblica internazionale.

Emersero allora scrittori come Andrej  Sinjavskij (1925-1997), il poeta Josif Brodskij (1940-1996), e Aleksandr Solzenicyn (1918-2008). Solzenicyn  è forse tra questi lo scrittore russo meglio conosciuto a livello mondiale, per via di romanzi che ebbero molta fortuna presso l’opinione pubblica occidentale; tutti ricorderanno sicuramente il suo racconto lungo Una giornata di Ivan Denisovicv, la cui vicenda si svolge in un gulag staliniano; seguito dal libro-inchiesta Arcipelago Gulag, del 1973.

Altri casi letterari meno noti al largo pubblico furono quelli di Aleksandr Zinov’ev (1922-2006),  che fu espulso  dall’Urss, e di  Vasilij Grossman (1905-1964), che diventò famoso con  il romanzo dal titolo Vita e destino,  pubblicato solo negli anni ’80. Meglio se la cavò Evgenij Evtulenko (1932-2017),  poeta russo di rinomanza internazionale,  il quale non fu espulso dall’Urss per via della stima e della fama di cui godeva.

Nota

Sulla letteratura americana e russa degli anni ’50 e ’60 ormai gli studi si contano a centinaia. Tuttavia, un orientamento può ancora essere fornito da alcune opere pionieristiche che apparvero nell’imminenza degli eventi letterari sopra menzionati, e che, proprio per questo motivo, possono costituire un documento particolarmente interessante per le giovani generazioni di lettori, i quali potrebbero meglio registrare il polso dei modi con cui la critica più avvertita accolse gli allora nuovi fermenti della letteratura americana e russa:

Vito Amoruso, La letteratura beat americana, Bari, Laterza, 1969. F. Malcovati, Letteratura russa e altre letterature slave, Milano, Garzanti, 1969, e Herbert Marcuse, L’uomo a una dimensione, Torino, Einaudi, 1967.

 

 

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