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Come Mosca diventò la terza Roma

novembre 25, 2016

Letteratura e storia di Roma

augusto

Dopo la caduta dell’ impero d’Occidente (di cui quasi nessuno si accorse), l’idea di Roma trasmigrò da Roma stessa a BisanzioCostantinopoli. I greci di Costantinopoli si considerarono i diretti eredi di Roma antica, tanto da chiamare se stessi “Romaioi” (Romani), e da considerare gli  imperatori d’Occidente (insieme con tutti gli abitanti) dei veri e propri “surrogati” della romanità, tanto è vero che l’imperatore Niceforo, ricevendo il Vescovo Liutprando, gli disse fuori dei denti,

 

“Vos non romani, sed Langobardi estis”;

 

“Voi, sentitemi bene, voi non siete Romani, voi siete Longobardi!”.

 

Tenuto  nel debito conto il  fatto, inconfutabile, che l’Impero (e lo stato) romano d’ Occidente era naufragato con le invasioni, per cui dentro c’era di tutto, ma non uno “stato romano”;  e del fatto che gli eredi degli imperatori romani d’occidente, titolari della corona imperiale, erano tutti di stirpe germanica, va da sé che Niceforo non aveva poi tutti i torti. Il povero Liutprando, Vescovo di Cremona, dovette ammettere sommessamente che Niceforo aveva ragione, aggiungendo poi  che l’imperatore li aveva investiti con quella frase quasi come se rivolgesse loro  un insulto bello e buono, “quasi ad contumeliam”:

 

“ Cui cum respondere […]  vellem, non permisit; sed adiecit quasi ad contumeliam. ‘Vos non Romani, sed Langobardi estis!’” ( Liutprandi Cremonensis Opera Omnia).

 

“Veramente avrei voluto controbattere, ma questi non me lo consentì, investendo la legazione con una frase che suonò alle orecchie di tutti come un insulto:

 

“Voi, sentitemi bene, voi non siete Romani, voi siete Longobardi!”.

 

In oriente, benché dopo Giustiniano lo stato avesse quasi fatto bancarotta, si salvò grazie a Eraclio,  che lo risistemò secondo un’impostazione “tematica”, che contribuì fortemente alla sopravvivenza dello stato unitario in oriente.

 

Il panegirista Giorgio Piside (Heraclias),  riconobbe la grande opera riformistica di Eraclio:

 

“Salve dux, per quem mundus renascitur […] Sic dissentium invicem ingenia in unum contraxisti, et solus emendasti quod emendare nequisset natura” (Giorgio Piside, Heraclias).

 

“ Salve, o condottiero, per il quale rinasce il mondo. Così riuscisti ad unire le menti discordi, e da te solo riuscisti in ciò che la natura stessa non  aveva saputo correggere”.

 

 

Lo stato romano d’oriente continuò dunque a sussistere, finché non fu conquistato dai Turchi, e da allora si prospettò una nova translatio dell’idea di Roma, e stavolta da Costantinopoli a Mosca, che fu definita la “terza Roma”; anzi l’ “ultima Roma”, come affermò con veemenza Ivan il Terribile cingendo la corona imperiale:

 

Due Rome sono cadute, una terza è, e una quarta non sarà”.

 

Com’era avvenuta, “culturalmente”,  la trasmigrazione dalla prima e dalla seconda Roma a Mosca? La cosa fu spiegata con estrema efficacia e semplicità da L. Braccesi, il quale sottolineò che

 

Rjurik il Rosso, capostipite del popolo slavo, e quindi antenato illustre dei grandi prìncipi di Mosca, [vantava] una genealogia che lo ricollega(va) direttamente ad Augusto cosmocrate (= dominatore del mondo) tramite la discendenza da Druso Germanico”.

 

Dopo questo, altri passi “politici” furono compiuti scientemente per fare in maniera che Mosca risultasse alla fine la “terza” e “ultima” Roma, perché, dopo la caduta di Costantinopoli in mano ai Turchi,  Mosca

 

“si sostituisce a Costantinopoli nella tutela della vere fede […] E nel 1472 il papa Sisto IV accondiscende a sposare per procura il grande Principe di Mosca Ivan III con Zoe Paleologa ‘figliola del legittimo successore dell’Impero di Costantinopoli’ ”.

 

Ancora, vent’anni più tardi, nel 1492, il Metropolita di Mosca, inaugurando “l’ottavo millennio della creazione del mondo”, ricordava “urbi et orbi” che

 

“il grande Principe Ivan III era da considerarsi a tutti gli effetti ‘il nuovo zar Costantino della città di Mosca, Nuova Costantinopoli’”.

 

Alla metà del XVI secolo, Ivan il Terribile diventò  Zar-Imperatore “di tutti i cristiani ortodossi di tutta la terra”. E lo stesso Ivan il Terribile, con straordinario senso della propaganda, mandava in tutte le cancellerie d’Europa il “certificato” che attestava la sua discendenza diretta da Augusto,  per via di Rjurik il Rosso (L. Braccesi).

 

Così  Mosca diventò la “terza” ed “ultima” Roma, dopo la Roma propriamente detta, e la seconda Roma (Costantinopoli): un bel salto di qualità  da parte dei Russi, che dettero prova di rarissima e squisita abilità diplomatica.

 

Fonti:

L. Braccesi, “Translatio Imperii: dalla seconda alla terza Roma”, in Roma bimillenaria. Pietro e Cesare, Roma, L’Erma di Bretschneider, 1999, pp. 60-63.

 

Liutprandi Cremonensis Opera Omnia. Relatio de Legatione Constantinopolitana. Cura et studio P. Chiesa, Thurnholti, MCMXCVIII (1098), Vol. CLVI,  p. 192 Legatio, 11-12.

 

Giorgio Piside, “Heraclias”, In Migne, Patrologia Graeca, Vol. XCII, Col. 1314 e  Col. 1321.

 

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