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Platone, lo Stato e la Giustizia

aprile 18, 2015

Letteratura greca

Platone ed Aristotele

Nel “Fedro” Platone offre un’immagine dell’anima che ritroviamo, in forma più tecnica, nella “Repubblica”. L’anima, secondo Platone, è costituita di tre parti, o funzioni; l’anima “irascibile”, che ha in sé l’impulso ad agire; l’anima “concupiscibile”, sede del desiderio, e l’anima “razionale”, che ha la funzione di “guida” per tutte le altre.

In un’anima “ordinata” ciascuna anima svolge la propria funzione senza prevaricare sulle altre, e ciascuna di esse possiede una particolare “virtù”. La virtù dell’anima razionale è la “sapienza”, intesa come “capacità di guidare”. La virtù dell’anima impetuosa e “irascibile” è la “fortezza”, ovvero il coraggio, e, infine, la virtù dell’anima “concupiscibile”, che desidera fortemente, è la “temperanza”, ovvero la capacità di trattenere i desideri, sottomettendoli alle regole della ragione.

Lo Stato, nella “Repubblica” platonica è costituito sul modello dell’anima, perché anche in esso troviamo tre parti o funzioni, che, per Platone, sono rappresentate da tre classi sociali distinte. Ai “reggitori” spetta la guida dello Stato, ai “guerrieri” la sua difesa, ed agli “artigiani” la produzione dei beni. La virtù dei reggitori è l’attitudine a guidare, quella dei guerrieri è il coraggio e quella degli artigiani la sottomissione. Ma nella visione di Platone c’è anche una virtù complessiva, che controlla e armonizza tutte le altre, ovvero la “Giustizia”. Nello Stato bene ordinato, la Giustizia assegna a ciascuna classe sociale il suo compito, ed essa coordina l’attività di tutte.

Quindi, alla vita associata è necessaria assolutamente la giustizia. Platone “docet”.

 

 

 

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