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Tre strumenti per conoscere la storia contemporanea

ottobre 27, 2016

Strumenti del conoscere

Prima Guerra Mondiale

Studiare il mondo contemporaneo in modo razionale non è una cosa semplice a farsi. Molto spesso si va un po’ a caso, e, anche quando ci si riferisce a bibliografie “ragionate”, in genere si ha a che fare con un elenco di volumi senza alcuna “guida” per discernere i loro contenuti. Per di più molti testi sono in lingua straniera e non sono stati tradotti. Di qui la necessità di avere a propria disposizione opere in italiano  di sicuro valore orientativo.

 

In questo senso, e operando una sfrondatura notevole, se dovessi consigliare un testo di riferimento “introduttivo” alla storia contemporanea citerei anzitutto

 

L’ Introduzione alla storia contemporanea, a cura di G, De Luna, P. Ortoleva, M. Ravelli, N. Tranfaglia, Firenze, La Nuova Italia Editrice, 1984.

 

Il volume, scritto a più mani, si apre con un saggio di P. Rossi, Teorie della società e paradigmi storiografici tra Ottocento e Novecento (pp. 12-45 e bibliografia), in cui si passano in rassegna “le teorie della società […] nell’arco di tempo che va dalla Rivoluzione francese al 1870”, analizzando le varie “teorie” (positivistica, romantico-nazionalistica, marxistica nonché lo storicismo contemporaneo). Importante è anche il secondo saggio di G. Huppert sulla Storia e scienze sociali: Bloch, Febvre e le prime ‘Annales’, (pp. 46-62), in cui si analizzano a fondo le “carriere” di Lucien Febvre e Marc Bloch,  e la fondazione delle “Annales” fino al 1938. Un’analisi dettagliata della storiografia sovietica è offerta da C. Castelli con la Marxistizzazione della storiografia nell’Unione Sovietica (pp. 62-90 e bibliografia), ottimo strumento per comprendere come si formava lo storico in Unione Sovietica e le mille difficoltà in cui si mosse per molti anni la “scienza storica russa”.

 

Molto importante è anche il saggio di M. Vaudagna sull’ Organizzazione della ricerca storica: Stati Uniti (pp. 115-137), che offre un quadro decisamente interessante sulla finalità della storia negli Stati Uniti, spesso intesa come “storia al servizio della comunità”, mettendo in sott’ordine il tema della “neutralità” dello storico. Assolutamente importanti sono poi i saggi di metodo, come  quello di G. De Luna su Fonti e tecniche: per un nuovo approccio (pp. 155-164), che introduce la sezione metodologica, caratterizzata dalle varie “fonti” cui lo storico contemporaneo può far riferimento, come per esempio Il Giornale, di N. Tranfaglia; La Fotografia, di P. Ortoleva, La letteratura, di D. Maldini, con riferimenti molto stimolanti e pertinenti a Balzac, Hugo, Zola (pp. 214-228). Concludono il volume altri saggi, tra i quali menzionerei La storia comparata, di C. S. Maier, con ampi riferimenti alla storiografia contemporanea (pp.335-351), e La storia delle donne: una questione di confine, di G. Pomata, con una bibliografia molto ampia sull’argomento (pp. 365-400).

 

Per quanto riguarda una visione genarale della storia contemporanea a partire dalla fine dell’800, molto efficace il volume di B. Tuchman, Tramonto di un’epoca: dagli splendori della belle époque al dramma di Sarajevo, Milano, Mondadori, 1982, dove la prima guerra mondiale è vista come il “confine” che ha diviso per sempre la civiltà europea dall’Ottocento, segnando cioè la fine del presunto “progresso”  del XIX secolo.  Sotto questo profilo, non meno importante, e sulla stessa lunghezza d’onda risulta il libro di E.J. Hobsbawm, L’età degli imperi, 1875-1914, Bari, Laterza, 1987,  dove l’autore si sofferma con ottime considerazioni sull’ “affermazione di una economia capitalistica industriale mondiale” (p. 360), e considera anch’egli il 1914 come “la” rottura fondamentale nella storia contemporanea dell’Europa.

 

Questi tre strumenti storiografici possono offrire un utile inizio per la rivisitazione delle atmosfere politiche, economiche e sociali che caratterizzarono l’Ottocento e gli inizi del nuovo secolo, offrendo una visione d’insieme che permette di comprendere gli sviluppi futuri sia del lavoro dello storico sia delle dinamiche che portarono all’affermazione delle strutture portanti del ‘900 e degli anni 2000, appena all’inizio.

 

 

 

 

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